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Il caso Quintè approda a Rete4

Il caso Quintè approda a Rete4

Nel programma ‘‘Dalla Vostra Parte’’ condotto da Belpietro la storia del disabile cerveterano che dorme in macchina ha indispettito l’assessore ai servizi sociali per le falsità riportate. Cennerilli: «Non può  essere  informazione corretta quella resa senza contradditorio. Non siamo riusciti a metterci in contatto con la redazione»

di TONI MORETTI

CERVETERI – Il caso di Alessandro Quintè, l’uomo disabile che chiede una casa al comune di Cerveteri i cui servizi sociali lo assistono da molto tempo, nelle more delle disponibilità, che sono riusciti ad offrirgli una coabitazione con un uomo nella sua stessa condizione di bisogno nell’unica casa disponibile ma che lui ha rifiutato decidendo per protesta di dormire in macchina, dopo avere interessato Striscia la Notizia con un servizio di Jimmy Ghione, approda al programma condotto da Maurizio Belpietro  “Dalla Vostra Parte”  approfondimento del TG4. Il taglio del programma si è spostato subito sulla provocazione della pancia degli italiani mettendo in evidenza quelle che per Cerveteri sono autentiche falsità in quanto si è voluta inquadrare la storia umana di Alessandro Quintè come una deficienza di un comune che coi “soldi degli italiani aiuta gli immigrati e i clandestini e fa dormire in macchina gli italiani”. 
Il tema è stato irrobustito da Alessandra Mussolini che “Conosce bene quella zona”, infatti è noto che possiede una casa a Marina di San Nicola, e che sa che a Ladispoli e a Cerveteri ci sono molti extra comunitari. L’assessora Francesca Cennerilli, titolare dei servizi sociali, esprime la sua amarezza e la sua indignazione verso un’azione fatta verso un comune che non ha avuto modo di esprimere un contradditorio nonostante si sia tentato di rintracciare la redazione del programma durante la messa in onda. «Non è democratico – dice l’assessora – permettere di raccontare una storia a senso unico. I dati dei servizi sociali del comune, non pubblicabili in quanto sensibili, ma visionabili nelle forme proprie, smentirebbero il signor Quintè che parla di “elemosine “ elargitegli nei due anni di assistenza. Noi gli abbiamo offerto più di una possibilità che questo signore si è guardato bene di accettare, forse perché guidato da altre aspirazioni. Non ultime, l’offerta di un signore romano di un appartamento a Roma, e di una signora di Calcata, naturalmente tutto a costo zero. Ci devo pensare, la risposta. Noi non abbiamo profughi non perché non li vogliamo ma perché non ce li hanno mandati. Comunque qualora arrivassero si utilizzerebbero fondi europei che non sarebbero distratti dagli italiani. La Mussolini e Belpietro si sono sprecati in luoghi comuni con cui si fa campagna elettorale gente come la Mussolini e Salvini dalle quali prendiamo le distanze».
Sentito Alessandro Quintè telefonicamente, dice che è rimasto sorpreso per il taglio che ha preso la trasmissione. Non voleva assolutamente che il suo caso fosse messo in contrapposizione agli immigrati o agli stranieri. Dà come l’impressione che ormai la cosa gli abbia preso la mano e non era soddisfatto. 
Una correzione, tra virgolette,  del modo di porsi, potrebbe porre riparo ad un probabile disastro di comunicazione? Cosa manca per aggiustare il tiro tra chi chiede per un bisogno provato, certificato e accertato e chi comunque oltre al dovere ti vuole davvero dare una mano? 
Il fatto è semplice, cavalcare l’onda mediatica è l’ultima cosa che giova ad Alessandro Quintè. La comunità che lo accoglie potrebbe indispettirsi e spegnere la luce.

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