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Rogo di Villa Chiara: quattro anni e mezzo per i titolari

Rogo di Villa Chiara: quattro anni e mezzo per i titolari

Questa la richiesta del pubblico ministero nel corso dell'udienza di ieri. L'accusa è di omicidio colposo e sequestro di persona 

di GIAMPIERO BALDI

SANTA MARINELLA – Si è tenuta ieri mattina, presso il Tribunale di Civitavecchia, la terzultima udienza del processo a carico di sei persone imputate della morte di due anziani ospiti della struttura geriatrica Villa Chiara di Santa Severa, che la notte del 31 gennaio del 2010 perirono per soffocamento in un locale adiacente alla casa di riposo a causa di un incendio che si sviluppò per un corto circuito all’impianto di riscaldamento. Dopo quasi sette anni ed una serie di udienze, ormai si dovrebbe essere arrivati al capolinea. Sul banco degli imputati, i due proprietari della struttura assistenziale e quattro assistenti, accusati di omicidio colposo e sequestro di persona. 

Nell’udienza di ieri sono intervenuti gli avvocati delle parti civili e dei parenti delle vittime, mentre nella sua requisitoria il pubblico ministero ha chiesto quattro anni e sei mesi per Gigliotti e Cipollini, i due titolari della casa per anziani, per il concorso materiale in omicidio colposo e per sequestro di persona, mentre per tre dei quattro imputati minori, il Pm ha chiesto un anno per sequestro di persona, e per il sesto è stata chiesta l’assoluzione per non aver commesso il fatto, in quanto al momento della disgrazia non era presente sul posto. «Noi abbiamo chiesto l’applicazione della pena di giustizia – commenta il difensore della famiglia Di Berardino, l’avvocato Luca Marconi – il risarcimento del danno da parte di tutti gli imputati e la condanna ad una provvisionale immediatamente esecutiva. Il giudice ha deciso di rinviare il processo al 10 febbraio e, in caso non fosse sufficiente quella seduta, ha fissato l’ultima udienza per il 24 febbraio». Per arrivare alla verità su quel tragico fatto accaduto sette anni fa, durante il processo sono state presentate diverse consulenze tecniche, audizioni di testimoni, perizie che hanno dato importanti indicazioni su come si è verificato il fatto. 

«Dopo che gli imputati sono stati rinviati a giudizio – conclude l’avvocato Marconi – sono stati sentiti i testimoni, i tecnici intervenuti sul posto, fatto un incidente probatorio per acquisire atti irripetibili, sentito il medico legale e fatte le autopsie. Chiaramente sono stati valutati alcuni aspetti come quello molto importante che riguarda il fatto se i due anziani erano stati chiusi a chiave dall’esterno oppure no. Quando sono arrivati i Vigili del Fuoco la porta era aperta. Ma la prima persona ad intervenire è stata una dipendente della struttura. È un processo seguito bene dal punto di vista istruttorio. E se mi chiede se ci può essere il rischio di prescrizione, le dico che ci sono alcuni reati a rischio, altri invece no, come ad esempio il sequestro di persona. L’omicidio colposo è a rischio prescrizione dopo sette anni e mezzo. In caso di sentenza di condanna di primo grado, però, il reato non si prescrive».

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