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Fibrillazione atriale: può provocare ictus

Una patologia cardiaca da non sottovalutare perché può favorire la formazione di coaguli di sangue nel cuore. Di Gennaro: "Entro febbraio sarà attivato un ambulatorio dedicato per venire incontro alle esigenze dei pazienti"

Una patologia cardiaca da non sottovalutare perché può favorire la formazione di coaguli di sangue nel cuore. Di Gennaro: "Entro febbraio sarà attivato un ambulatorio dedicato per venire incontro alle esigenze dei pazienti"

di FRANCESCO BALDINI

CIVITAVECCHIA – La fibrillazione atriale è un comune tipo di aritmia, ovvero di battito cardiaco irregolare. Spesso può essere priva di sintomi e non determina pericolo di vita ma non va assolutamente sottovalutata. La fibrillazione atriale, infatti, può comportare rischio di ictus, ma con un adeguato controllo medico per il paziente è possibile ridurre sensibilmente i rischi associati a questa patologia cardiaca.

Come riconoscerla: Possono essere presenti polso accellerato o irregolare, palpitazioni, giramenti di testa o debolezza, fiato corto, dolore al petto o stanchezza sotto sforzo.

Perché è rischiosa? La fibrillazione atriale può favorire la formazione di un coagulo di sangue nel cuore che viaggiando fino al cervello può causare un ictus. 
Il modo più sicuro per curarla è, ovviamente, affidarsi al medico e seguire scrupolosamente i suoi consigli. Può essere trattata con farmaci, procedure o chirurgia e con uno stile di vita sano. La fibrillazione atriale può essere diagnostiocata tramite un esame fisico o un elettrocardiogramma.

Cosa può favorirla? Pressione alta, malattie cardiache o chirurgia al cuore, alcol, fumo, caffeina, obesità, disturbi alla tiroide, apnee notturne, malattie polmonari o metabolitche ed età avanzata.

Cosa succede? Gli impulsi elettrici si innescano in modo scoordinato in più zone degli atrii che vibrano invece di contrarsi. L’attività di atrii e ventricoli è scoordinata e il ritmo cardiaco diventa irregolare. Di conseguenza anche  il sangue non viene più pompato attivamente nei ventricoli e la quantità pompata verso il resto del corpo varia seguendo l’intervallo fra le contrazioni dei ventricoli.

Insomma, la fibrillazione atriale non è da prendere sotto gamba perché favorisce la formazione di coaguli negli atrii del cuore.

Se il coagulo si forma negli atri può uscire dal cuore e, trasportato dal sangue, raggiungere il cervello. 

Se si incastra in un’arteria del cervello è possibile che vada a bloccarsi il rifornimento del sangue, ricco di ossigeno, ad una parte del cervello provocando un ictus ischemico.

C’è anche il rischio che il coagulo si formi e rimanga nascosto in un tratto dell’atrio sinistro detto auricola. 

Nell’ospedale San Paolo il reparto di chirurgia è in prima linea per combattere e curare la fibrillazione, come ha spiegato il primario Marco Di Gennaro.

“Entro il mese di febbraio – ha dichiarato – sarà attivato un ambulatorio dedicato, per venire incontro alle esigenze dei numerosi pazienti affetti da una patologia che, se adeguatamente inquadrata dal punto di vista diagnostico e curata in modo appropriato, consente di vivere una vita normale – ha concluso Di Gennaro – con pressoché totale riduzione dei rischi ad essa associati”. 

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