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"Escludo l'accidentalità del colpo"

"Escludo l'accidentalità del colpo"

PROCESSO VANNINI. Davanti ai giudici parla il generale Garofano, consulente tecnico della famiglia di Marco. «Ritengo che le indagini non siano state esaustive; si sarebbe potuto fare molto di più»

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – Alla fine della sesta udienza di ieri, relativa al processo per l’omicidio di Marco Vannini che si celebra in Corte d’Assise a Roma, il generale Luciano Garofano, consulente tecnico della famiglia Vannini, ha rilasciato in esclusiva al nostro quotidiano alcune dichiarazioni. 
Generale, quale il pezzo di verità che ha portato, oggi?
«Ho soprattutto voluto dimostrare con dei  video e dei filmati che riguardano le caratteristiche di quell’arma che se ci basiamo sul discorso che il signor Ciontoli ha fatto, cioè che ha scarrellato non poteva non accorgersi che era scarica l’arma ovvero che poi l’ha caricata. Quindi escludo in radice che il colpo possa essere partito accidentalmente anche in funzione delle caratteristiche di quella pistola».  
Per quanto riguarda il luogo dello sparo?
«E’ probabile che sia il bagno.  Mettendo insieme tutte le dichiarazioni e le particelle su quell’accappatoio è probabile che si tratti del bagno».  
C’è un’ipotesi alternativa? 
«Guardi, tutto può essere, d’altra parte purtroppo la famiglia Ciontoli non è che si è mossa per far scoprire la verità, quindi tutto può essere». 
Si è parlato della possibilità che magari Marco potesse essere nella camera di Martina al momento dello sparo. Lei, cosa ne pensa?
«Non lo so, è inutile che ci arrovelliamo. Uno si deve basare su ciò che è disponibile. L’ipotesi più accreditata è proprio questa, ossia: il bagno». 
Per quanto riguarda la questione di come sono state condotte le indagini, il fatto che comunque non sia stata sequestrata la villetta dei Ciontoli, ha influito? 
«Io l’ho anche detto al pubblico ministero, ritengo che le indagini fatte dalla polizia giudiziaria non sia state esaustive. Si poteva fare molto di più. Si potevano fare altri accertamenti e bisognava sulla base appunto delle prime notizie non aderire alla prima versione del signor Ciontoli e ovviamente fare molti più accertamenti. Purtroppo non sono stati fatti».  
L’avvocato Celestino Gnazi, legale di Marina Conte, la mamma di Marco, dice che: «È stata un’udienza esclusivamente tecnica. A seguito di quanto riferito dai consulenti del pubblico ministero, il colonnello Frattini e il maggiore Polese, esperti del RIS di Roma, e dal nostro consulente, il generale Garofano, la posizione di Antonio Ciontoli si è ulteriormente aggravata. Viene rimarcata ancora la sua mancanza di credibilità. Ora aspettiamo la prossima udienza, dove i medici legali con la loro testimonianza ci diranno se Marco poteva essere salvato». 

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