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‘‘Giubileo’’ in aeroporto

‘‘Giubileo’’ in aeroporto

Fiumicino. Porte aperte ai clochard per ripararli dal gelo. Il monito di Papa Francesco è ancora vivo

di ANGELO PERFETTI

FIUMICINO – Chi ha detto che il Giubileo è finito? All’aeroporto di Fiumicino non ci sarà la “porta santa”, ma quelle che spalancano davanti ai clochard che trovano rifugio nella struttura sono per loro porte “benedette”, perché li tolgono letteralmente dal rischio di morire di freddo.
E’ un progetto figlio appunto del Giubileo, che proponeva l’accoglienza come modo di operare nel tessuto sociale, sia esso una famiglia, una città o una comunità vasta.
E Adr ha preso le parole di Papa Francesco alla lettera, aprendo alla possibilità dei senza tetto di rifugiarsi nello scalo intercontinentale.
Al contrario di quanto si possa pensare, l’operazione non ha portato alcun fastidio né problemi di sicurezza. La discrezione, il pudore, forse anche la vergogna di coloro che si trovano in condizioni di estrema povertà, fa scegliere loro zone aeroportuali poco visibili. E non stiamo parlando di “barboni” nel senso becero del termine, ma anche di persone istruite che, per una serie di cause, hanno perso tutto.
Ma questi clochard non sono ghettizzati, nascosti; il loro non farsi vedere viene continuamente stimolato al confronto da don Giovanni Soccorsi e si suoi angeli, volontari che accompagnano il sacerdote nel giro all’interno dell’aeroporto con l’obiettivo di parlare con queste persone, cercare se possibile di rimetterle in contatto con la famiglia di origine, farle comunque diventare parte di una comunità uscendo dall’isolamento.
Uno dei luoghi di ritrovo è proprio la cappellina, per un momento di preghiera. 
E poi via, incontro a quella vita difficile che ogni giorni si propone come un ostacolo, e che – una volta tanto – non passa inosservata agli occhi dei colossi che gestiscono grandi strutture. 
Stavolta nessun comunicato, niente luci accese su iniziative benefiche. Solo la quotidiana disponibilità di un gigante come Adr nei confronti dei piccoli viaggiatori del mondo. Proprio per questo è una storia che va raccontata.

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