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"Il SIA così non va: troppi i vincoli richiesti"

"Il SIA così non va: troppi i vincoli richiesti"

A dichiaralo Nicoletta Teodosi, presidente del Cilap e coordinatrice del Piano di Zona distrettuale in un’audizione al Senato. «Chiediamo revisione delle condizionalità e ampliamento della platea ai nuclei con un solo figlio» 

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – «Il Sostegno all’Inclusione Attiva SIA così non va. Troppi i vincoli richiesti. Le domande rifiutate vanno dal 40 all’80 per cento. Problemi anche con l’Inps. Per il 2017 chiediamo la revisione delle condizionalità e l’ampliamento della platea ai nuclei con un solo figlio, in attesa che anche l’Italia si doti del reddito minimo adeguato per chi è solo, non ha figli, vive sotto la soglia di povertà o ne è a rischio». Queste le dichiarazioni di Nicoletta Teodosi,   presidente del Cilap  (Collegamento Italiano di Lotta alla Povertà – sezione italiana della rete europea EAPN) e coordinatrice del Piano di zona distrettuale Cerveteri – Ladispoli, a seguito di un’audizione sui DDL per il contrasto alla povertà della Commissione Lavoro del Senato della Repubblica, avvenuta mercoledì scorso.
Tempo addietro l’assessora ai Servizi sociali Cennerilli in un’intervista al nostro quotidiano aveva fatto il punto sulla misura attivata dal governo (SIA),  gestita dal Piano di zona distrettuale,  con Cerveteri comune capofila. Ebbene l’assessora aveva evidenziato le criticità della misura  e aveva specificato che: «Le aspettative che avevamo nei confronti del SIA non sta dando i risultati sperati perché almeno nei nostri due comuni oltre l’80 per cento delle domande non sono state accolte e quindi rifiutate dall’Inps anche in presenza di nuclei familiari con quattro figli minori e genitori disoccupati. E’ una misura – ha sottolineato – che va sicuramente rivista perché le condizionalità per poter accedere sono troppo limitanti». 
Ebbene, Nicoletta Teodosi, nel corso dell’audizione è entrata nel merito del DDL 2494 presentato dal ministro del lavoro e politiche sociali Poletti e approvato dalla Camera dei deputati in data 14 luglio 2016, ritenendolo come «la proposta che più si avvicina ad una misura nazionale di contrasto alla povertà, ancorché non è uno schema di reddito minimo adeguato che Cilap sostiene da molti anni». Così mette in rilievo alcuni punti di divergenza. Innanzitutto dice: «Il Rei (Reddito di Inclusione) è una misura familiare, mentre la povertà tocca anche le persone sole che non sono in grado di lavorare o di attivarsi o che hanno perso il lavoro e non ne trovano uno equivalente in termini economici e di qualità; se il Rei conferma il modello SIA, significa che le famiglie con un solo minore sono escluse sia dal beneficio sia dall’attivazione ad un percorso di inclusione attiva; l’accesso ha una costruzione complessa data dalle Istituzioni in campo ciascuna delle quali ha procedure operative e burocrazie diverse; la copertura non è per tutte le persone in povertà, molte, troppe di loro resteranno fuori dai benefici e a carico delle amministrazioni locali; l’inadeguatezza dell’indicatore ISEE, che facendo riferimento all’anno precedente è spesso disallineato rispetto all’esigenza (qui e ora) del nucleo familiare. Per intenderci – conclude Teodosi – si è in povertà oggi, magari fino all’anno precedente si lavorava e pertanto non si ha diritto al beneficio. Viceversa, si prende il contributo quando non se ne ha più diritto».

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