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Mattarella: "No a razzismi vecchi e nuovi"

«La Giornata della Memoria non ci impone soltanto di ricordare, doverosamente, le tante vittime innocenti di una stagione lugubre e nefasta. Ma impegna a contrastare, oggi, ogni seme e ogni accenno a derive che ne provochino l’oblio o addirittura ne facciano temere la ripetizione». Lo ha affermato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, celebrando al Quirinale il ‘Giorno della Memoria’. «Ancora oggi – ha proseguito il Capo dello Stato – dobbiamo chiederci: come è possibile che, sotto forme diverse – che vanno dal negazionismo, alla xenofobia, all’antisionismo, a razzismi vecchi e nuovi, al suprematismo, al nazionalismo esasperato – com’è possibile che ancora oggi si sparga e si propaghi il germe dell’intolleranza, della discriminazione, della violenza?». «Auschwitz, oggi, è diventato un monumento contro l’orrore nazista. Ma è, e deve essere, anche la testimonianza, presente e consapevole, di quali sciagure sia capace di compiere l’uomo quando abbandona la strada della convivenza e della solidarietà e imbocca la strada dell’odio». «Alla costruzione di Auschwitz – ha ricordato Mattarella – non si arrivò per caso. Esso fu il frutto perverso – ma del tutto coerente – di teorie razziste e dell’antisemitismo. Questi fenomeni erano già tristemente presenti nella storia d’Europa: ma mai, prima dell’avvento di Hitler al potere, avevano assunto dimensioni così vaste e drammatiche. Mai sulla base dell’odio per gli ebrei – fenomeno inspiegabile e mostruoso – era stato costruito un sistema ideologico, pseudo-scientifico, politico, giuridico, propagandistico e, infine, repressivo. Mai teorie così nefande erano state sorrette da un consenso popolare spesso maggioritario e dalla compiacenza di intellettuali, con rare ed eroiche eccezioni». «Scrisse a questo proposito Hannah Arendt: ‘Il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma colui per il quale la distinzione tra realtà e finzione, tra vero e falso non esiste più’. È una lezione terribile che richiama oggi e sempre le nostre coscienze». «Pensare, oggi: ‘Io non c’ero, non ero ancora nato’ non può rendere estraneo al dovere di rispondere alla domanda posta da un fardello così opprimente; non libera la storia presente – ha detto ancora il Capo dello Stato – da una domanda così stringente e carica di angoscia: come fu possibile che nel cuore dell’Europa cristiana, l’Europa culla di civiltà, nella quale erano nati i diritti della persona, i principi di libertà, eguaglianza, fraternità, si infiltrasse un cancro tanto micidiale e distruttivo? Perché alcuni popoli, che avevano da poco e con grande sacrificio, conquistato l’indipendenza, la libertà e la democrazia, si consegnarono a forze tenebrose, tiranniche e assassine? Cosa poté oscurare le menti, serrare i cuori, cancellare – tracciandovi sopra una svastica – progressi, conquiste e valori secolari?». «Le risposte sono, e sono state, tante; aiutano la nostra comprensione del fenomeno: ma nessuna, credo, possa riuscire a sciogliere pienamente interrogativi così inquietanti. La realtà dei campi di sterminio va oltre l’umana comprensione e oltre i limiti delle possibilità di espressione. Intellettuali, filosofi, storici, artisti hanno dibattuto a lungo sulla reale impossibilità di descrivere pienamente il sistema Auschwitz: ‘il silenzio di Dio’, evocato da Wiesel, ‘l’esilio della parola’, di cui parla André Neher, non possono costituire però un ostacolo al nostro diritto e al nostro dovere di conoscere, indagare, studiare, riflettere. E prevenire. Nulla – ha detto Mattarella – deve fermare la nostra volontà di ricordare, anche se ci provoca tuttora orrore e dolore». (Adnkronos)

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