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La denuncia di Grasso al vaglio della Procura

La denuncia di Grasso al vaglio della Procura

Sarà il magistrato ora ad appurare se l’inesistenza della autorizzazione paesaggistica citata nella delibera 95, e arrivata dalla Regione solo 12 giorni dopo, possa configurare un falso. Da chiarire anche altri aspetti legati alle cubature dell’impianto. Il capogruppo della Svolta, come preannunciato in Consiglio, si è recato dai Carabinieri. La relazione dei militari oggi sul tavolo del dottor Vardaro

CIVITAVECCHIA – Il presunto falso nella delibera di Giunta 95 sul forno crematorio, denunciato lunedì sera in Consiglio Comunale dal capogruppo della Svolta Massimiliano Grasso, da questa mattina è all’attenzione del Procuratore Capo Andrea Vardaro. 
Ieri la Polizia si era recata in comune a richiedere gli atti citati da Grasso nel suo intervento alla Presidente del Consiglio Comunale Alessandra Riccetti, che probabilmente presenterà a sua volta un esposto su quanto appreso.

Sempre martedì, come aveva annunciato nella sua dichiarazione in apertura di seduta, Grasso (insieme al collega del Pd Marco Piendibene) si è recato dai Carabinieri per denunciare l’accaduto. E come detto in mattinata la relazione del comandante della stazione di Civitavecchia, luogotenente Giuliano Mangoni, era già sul tavolo del Capo della Procura.

Quanto affermato da Grasso nell’aula Pucci, e che il Sindaco ha cercato di minimizzare, in realtà appare piuttosto grave: difficile ipotizzare che si potesse trattare di un semplice errore, con il riferimento ad un atto, l’autorizzazione paesaggistica, piuttosto che a un altro (il parere di compatibilità paesaggistica della Soprintendenza delle belle arti e paesaggio, propedeutico al rilascio da parte della Regione Lazio della paesaggistica) perché l’autorizzazione regionale, il 14 luglio, data della delibera, nemmeno esisteva. La determinazione della Regione, infatti, è arrivata, con il progetto approvato ai fini paesaggistici e le relative prescrizioni, solo il 26 luglio.

Ma c’è di più: per le opere pubbliche dei comuni deliberate dalla Giunta e assistite dalla validazione del progetto, non è necessario il titolo edilizio costituito solitamente dal permesso a costruire. La stessa delibera 95, in questo caso, varrebbe il titolo. Ma il parere della Soprintendenza citato dall’atto di giunta chiariva espressamente che «non potrà essere rilasciato alcun titolo edilizio sin tanto che non sia stata perfezionata la procedura per l’autorizzazione ex articolo 146 del D.gs 42/04», ovvero la paesaggistica, che, come detto, quando è stata approvata la delibera non c’era. Quindi, l’approvazione  del progetto definitivo, validato dal RUP, è arrivata prima dell’autorizzazione necessaria da parte della Regione. E a questo punto ci si chiede: quale progetto è statio validato, se quello autorizzato, con le prescrizioni, è stato trasmesso al Comune solo 12 giorni dopo la delibera di Giunta? 

E perché tutta questa fretta per approvare la delibera? Solo, come si legge nell’atto, per «l’urgenza manifestata dal concessionario», ossia il privato che doveva iniziare a costruire, dal suo punto di vista, prima possibile?

Tutti aspetti che ora dovranno essere chiariti dalla magistratura, insieme a quelli relativi alla conformità delle cubature anche per le parti interrate, già oggetto di un esposto. Alla luce di quanto sta accadendo risulta ancora più incomprensibile la scelta della maggioranza e del Sindaco di bocciare l’emendamento dello stesso Grasso alla mozione del Pd, in cui si chiedeva di revocare in autotutela la delibera 95.

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