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"Si apre": Enrico Luciani sul palco dell'Ambra Jovinelli

"Si apre": Enrico Luciani sul palco dell'Ambra Jovinelli

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CIVITAVECCHIA – Ha riscosso applausi. Ha convinto la platea dell’Ambra Jovinelli. Il presidente della Compagnia portuale Enrico Luciani è infatti salito sul palco del teatro romano con un intervento accorato ed appassionato. Tanto da essere citato anche ieri sera, nel corso della trasmissione “Otto e mezzo” condotta da Lilli Gruber su La 7, dall’esponente della minoranza del Pd Gianni Cuperlo.

«Questo compagno – ha detto il Dem – che ha dedicato la sua vita a rappresentare i lavoratori del porto di Civitavecchia, ha spiegato perché, quando è stata votata la riforma Fornero, nessuno ha spiegato al Ministro cosa è una stiva, cosa vuol dire scendere a 30 metri ed iniziare a spalare carbone. A 60 anni di questo lavoro si può morire se vai in una stiva o in un cantiere. Se la politica e la sinistra pensano che il problema sia andare tutti in pensione alla stessa età, a 67 anni, allora viene a mancare la funzione per cui siamo nati. Come la recuperiamo? Recuperando l’idea di un campo largo del centrosinistra».

È per questo che domenica l’ala di Sinistra italiana che fa riferimento al capogruppo Arturo Scotto e al vicepresidente del Lazio Massimiliano Smeriglio si è riunita a Roma, insieme agli ospiti della minoranza del Pd Gianni Cuperlo e Nico Stumpo, all’assemblea “Si apre. La #sinistra ancora da scrivere”. Manovre di avvicinamento in corso. Circa 600 i presenti, tra cui una novantina di lavoratori portuali ed iscritti al circolo di Civitavecchia, delusi del fatto «che qualcuno abbia insinuato che i nostri circa 500 iscritti a SI non siano veri». E lo ha ribadito sul palco proprio Luciani, che qualche giorno fa, insieme ai compagni del circolo locale, ha firmato una lettera inviata a Nichi Vendola, invitandolo a rivedere l’organizzazione del congresso di Sinistra Italiana in programma a Rimini per favorire una ‘‘vera partecipazione democratica’’.

«Siamo stati messi fuori dal congresso nonostante le 600 tessere: persone vere non famiglie – ha tuonato Luciani – è vergognoso che qualcuno possa pensare che oggi siamo diventati solo tessere. Non bisogna perdere di vista le persone in carne e ossa, il lavoro, i drammi dell’emarginazione. Una cosa è certa: non vogliamo né padrini né padroni».

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