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"Il Tribunale di Civitavecchia rischia la paralisi"

"Il Tribunale di Civitavecchia rischia la paralisi"

Il presidente dell’Ordine degli Avvocati scrive al ministro Orlando chiedendo un incontro urgente sulle condizioni critiche in cui versa il Palazzo di Giustizia. Per Mastrandrea il rischio imminente è quello di un pericoloso arresto delle attività già dal prossimo mese

CIVITAVECCHIA – “È verosimile ritenere che l’intera attività del Tribunale di Civitavecchia subirà sin dal prossimo mese un pericoloso arresto, con una ricaduta sociale ed economica nel territorio che, come cittadini e non solo come rappresentanti del Foro locale, riteniamo di non poter consentire. Le gravi carenze organiche stanno determinando e determineranno la possibile paralisi”.

È questo uno dei passaggi della lettera che il presidente dell’Ordine degli Avvocati Paolo Mastrandrea ha inviato nei giorni scorsi al ministro della Giustizia Andrea Orlando, chiedendo un incontro a brevissimo termine per poter rappresentare e discutere possibili soluzioni. 

«Il Tribunale – ha spiegato il presidente – soffre di una inadeguatezza originaria dell’organico, sia dei magistrati che del personale amministrativo. Sono previsti 22 magistrati, tra sezione civile, penale e gup, che non riuscirebbero a far fronte alla enorme richiesta di giustizia attuale, soprattutto derivata dal grave momento sociale ed economico del territorio. Si pensi che anche dopo l’accorpamento di Fiumicino nel 2001 non c’è stato alcun incremento. Oggi il numero dei magistrati è ridotto a 12, per il trasferimento recente di quattro giudici, con cui far fronte ad una mole di lavoro che, ad esempio a Roma, verrebbe smaltito forse da 25 magistrati. Stesso discorso per gli Ufficiali Giudiziari».

Mastrandrea nella lunga e dettagliata lettera ha ricordato i tanti problemi, non ultimo quello relativo alle crescenti vertenze occupazionali. «Licenziamenti, procedure di mobilità, fallimenti delle imprese, aste immobiliari – ha aggiunto – tutto questo si riverbera in una domanda di giustizia che il tribunale non è in grado di garantire se non in tempi intollerabilmente lunghi. Una giustizia tardiva è una giustizia inutile».

Più volte, ad esempio, il presidente del Tribunale Gianfranco Mantelli ha lanciato un allarme simile, interpellando la Corte d’Appello e lo stesso Ministero. Ma ad oggi di risposte concrete non ne sono arrivate. «Una giustizia tardiva – ha concluso Mastrandrea – colpisce i principi costituzionalmente garantiti per la difesa dei diritti dei cittadini. Il tribunale è il presidio di legalità, il luogo dove si compongono le controversie e si garantisce in tal modo la pace sociale. Noi avvocati siamo chiamati a tutelare diritti dei cittadini, e i tempi e la qualità nella definizione di controversie inficiano inevitabilmente il valore della nostra professione. É necessario che l’Avvocatura recuperi il proprio ruolo sociale nella collettività, attraverso iniziative che contrastino la tendenza ad un appiattimento, anche economico, a cui il Governo ci costringe, come ad altre categorie di professionisti».

Giuliana Satta

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