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Falconi tira dritto: nel Pd è già polemica

di TONI MORETTI

CERVETERI –  E nel PD è già polemica sui metodi, sulle azioni, sul modo che sembra Maurizio Falconi abbia deciso di condurre questo partito, blindato e reso forte da una maggioranza che conta sempre e solo sulla sua presenza in quanto tra i 15 membri che nel direttivo rappresentano la maggioranza e i 15 che rappresentano l’opposizione, la differenza la fa solo la sua persona, visto che, tutti presenti alle riunioni, e questo sarebbe già un miracolo, per approvare qualcosa, serve il suo voto. Si è partiti male  già con la prima riunione, in quanto non sono arrivate in termini ortodossi, anzi non sono proprio arrivate per niente, la convocazione alla riunione a cinque membri del direttivo, guarda caso, tutti e cinque della stessa parte. Per chiarire che i quindici e basta, vogliono il rispetto, prima di tutto delle regole da parte dei quindici più uno, una delegazione si presenta per stigmatizzare l’irregolarità e abbandona la riunione, chiedendone una nuova. Per tutta risposta, nonostante le sottolineature e l’invito ad iniziare bene di Michela Califano, in rappresentanza del comitato Provinciale, nonché garante del tesseramento e del conseguente congresso straordinario, i quindici più uno, al grido: ”Non fateci perdere tempo e fateci lavorare”, concetto reso ancor più chiaro dall’astro nascente della politica del fare, Franco Caucci che afferma stizzito: «Abbiamo vinto noi e comandiamo noi. E che facciamo comandare a chi ha perso e contesta non venendo alle riunioni?», in due ore, insediano la segreteria facendo loro i nomi dei membri della minoranza assente, insediano la commissione delle primarie, stabiliscono la data, formano il calendario per l’adesione all’albo degli iscritti a votare e l’indomani sono già per strada a raccogliere le firme per l’albo delle primarie. Questa si che è efficienza. E Falconi? Falconi, sempre in quelle due ore,  come prima “bolla” politica, riesce a fare la tessera ad Aldo De Angelis, un ibrido già bocciato dal provinciale dal momento che non si sa in quante  scarpe intendono alloggiare gli unici suoi due piedi. Questa “bolla”, resa in esclusiva ad un solo on-line ma da loro ampiamente pubblicizzata e condivisa tra i social, è stata per il povero Falconi come quelle che si fanno col Chewing Gum poiché gli è esplosa in faccia, perché bisogna essere abili anche a fare quelle. Infatti se l’è già rimangiata. Sempre Caucci nega che questa tessera sia stata fatta, nonostante fonti molto bene informate ci hanno detto che martedì, il fatto sarà oggetto di discussione al provinciale. Ohibò! In un attimo, la brava Michela ha visto gettare alle ortiche il suo paziente, qualificato e appassionato lavoro fatto a Cerveteri per affermare legalità, trasparenza e rispetto delle regole da parte di chi nei comportamenti sembra più un’orda barbarica che una classe dirigente. Alessandro Gnazi, il rappresentante dei quindici e basta, smuove la testa sconsolato: «Sono  ancora più convinto che non è questa l’immagine del partito che serve. La gente capirà che le nostre azioni serviranno a costruire le fondamenta di un partito veramente democratico, veramente trasparente, veramente coerente e partecipativo al bisogno reale di partecipazione che i tempi richiedono. Il PD deve garantire sempre di più l’autogoverno del popolo attraverso rappresentanti che il popolo lo rispettano e non si limitano, chiudendosi in camuffate oligarchie, ad usarlo».  Tutto questo succede mentre a livello nazionale si è quasi consumato il dramma della scissione. Al di là delle responsabilità ideologiche e di bottega, sarebbe il caso che qualcuno si chiedesse qualcosa?

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