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Luciani: "Nessun allarme per il traffico auto"

Luciani: "Nessun allarme per il traffico auto"

Il presidente della Cpc garantisce sul settore e tranquillizza dopo le previsioni di Angeloni legate alla politica protezionista di Trump. Margini di crescita anche per il prossimo anno 

CIVITAVECCHIA – «Una previsione troppo catastrofica, ma che sicuramente ha un fondamento nell’interpretazione della politica trumpista». 
Il presidente della Compagnia Portuale Enrico Luciani giudica così l’intervento dell’esponente politico di centrosinistra Fabio Angeloni in merito ad un presunto allarme anche per il porto di Civitavecchia, conseguente alla politica protezionista del neo presidente degli Usa Donald Trump. 

«I piazzali stracolmi delle auto prodotte a Melfi e in attesa dell’imbarco per gli Stati uniti rischiano infatti di svuotarsi – ha spiegato Angeloni – Donald Trump, come ormai noto, non risparmia nessuno: “Investite negli Usa, producete negli Usa, vendete negli Usa, ed avrete in cambio benefici fiscali e amministrativi. Altrimenti, dovrete pagare altissimi dazi doganali”. Al Salone dell’auto di Detroit, Sergio Marchionne ha già annunciato che Fca investirà un miliardo di dollari per riconvertire e modernizzare due impianti del Midwest degli Stati Uniti, dove saranno creati 2.000 nuovi posti di lavoro. Ma non è chiaro quali saranno le ripercussioni sulla produzione per le fabbriche italiane. Sarebbe bene muoversi in tempo, e l’appello lo rivolgo al presidente dell’Authority Francesco Maria di Majo, e chiedere subito garanzie sia per l’occupazione portuale che per l’ingente investimento previsto per la costruzione delle navi da trasporto auto». 
Secondo Luciani è prematuro fare ragionamenti del genere. «Parliamo di processi – ha infatti sottolineato – che investono economie di interi continenti. Se è vero che Trump percorrerà una strada così restrittiva a difesa dei confini nazionali, le conseguenze non le vedremo nel breve o medio termine». 

Certo, c’è piena consapevolezza che il settore dell’automotive, che vede in prima linea Fca e Grimaldi, sia quello che ad oggi sostiene il porto di Civitavecchia. 
È altrettanto vero che la maggior parte delle auto nuove prodotte in Italia, che vengono imbarcate a Civitavecchia, sono destinate agli Stati Uniti. Delle circa 100.000 vetture imbarcate, circa 88mila infatti sono arrivate negli Usa. 
Ma i numeri parlano chiaro ed il traffico sembra comunque destinato a crescere, con incrementi in Messico ed in Cina. Per ora quindi non c’è preoccupazione. 

«Le commesse ed i contratti che vengono siglati – ha aggiunto Luciani – hanno scadenze decennali. L’allarme lanciato può avere la sua fondatezza nell’interpretazione della politica trumpista, ma non nel singolo evento che ci riguarda da vicino. Contiamo di aumentare i traffici già dal prossimo anno, e quelli attuali sono comunque ottimi. Certo, la situazione andrà monitorata, ma nel suo complesso. Forse è il caso di preoccuparsi in generale della politica di Trump e dei danni che sarà in grado di produrre, anche e soprattutto in termini di equilibri mondiali. Per ora l’allarme, pur avendo ripeto un suo fondamento considerate le ultime dichiarazioni proprio del presidente degli Stati Uniti, lo vedo troppo catastrofico, Noi continuiamo a lavorare – ha concluso il presidente della Compagnia portuale – consapevoli dell’importanza di questo traffico per il nostro porto».

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