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Truffa alle assicurazioni, i Carabinieri indagavano da un anno

Truffa alle assicurazioni, i Carabinieri indagavano da un anno

OPERAZIONE BAD DOCTOR. Terremoto negli ambienti professionali di Civitavecchia e della Capitale. In carcere ad Aurelia sono finiti Gino Saladini e Giuseppe Di Iorio. Ai domiciliari altri quattro medici e due avvocati. Contestata l’associazione per delinquere: secondo l'accusa avrebbero fatto ottenere rimborsi assicurativi per oltre mezzo milione per incidenti in alcuni casi mai avvenut. I fatti risalgono al periodo tra il 2013 ed il 2015 - IL CAPITANO ORLANDO: "L'INCHIESTA SCATTATA IN SEGUITO AD UNA SEGNALAZIONE DELLA ASL DOPO UNA DENUNCIA ANONIMA" - VIDEO

CIVITAVECCHIA – È scattata all’alba di ieri l’operazione dei carabinieri della Compagnia di Civitavecchia che ha portato all’arresto di medici ed avvocati: undici in totale. Un’operazione che, già dalle prime ore del mattino, come un terremoto ha svegliato la città. Nomi noti, professionisti conosciuti, oltre a ben 77 indagati. 
Con i militari del capitano Piero Orlando che avrebbero portato alla luce, secondo quelle che sono le tesi accusatorie, una vera e propria associazione a delinquere. Hanno scoperchiato un sistema fatto di finti incidenti e richieste di rimborsi assicurativi per oltre 500mila euro. 

I PROVVEDIMENTI CAUTELARI –  Il blitz ieri mattina, sia a Civitavecchia che a Roma. I carabinieri di via Antonio da Sangallo, con la collaborazione dei militari delle Compagnie carabinieri Roma-San Pietro, Roma-Eur e Roma-Piazza Dante, e il supporto di una unità cinofila antivaluta (cash dog) della Guardia di Finanza di Fiumicino, hanno dato esecuzione a un provvedimento cautelare emesso dal gip di Civitavecchia Giusi Bartolozzi su richiesta del pubblico ministero Valentina Zavatto, nei confronti di undici persone, tra cui cinque medici operanti presso strutture pubbliche, due medici operanti in strutture private, due medici legali e due avvocati, ritenuti responsabili, a vario titolo, di aver costituito, diretto, organizzato, e partecipato a un’associazione per delinquere finalizzata alla truffa, a reati di falso di vario genere commessi da privati e pubblici ufficiali e di sostituzione di persona. 

I DESTINATARI – A finire in carcere, a Borgata Aurelia, sono due medici civitavecchiesi. Si tratta di Gino Saladini e di Giuseppe Di Iorio. Per entrambi, con molta probabilità, lunedì si svolgerà l’interrogatorio di garanzia. Ai domiciliari sono finiti invece i medici Paolo Moretti, Maurizio Gaglione, Fabrizio Fati, Massimo Lucidi e gli avvocati Roberto Abbruzzese del foro locale e Massimiliano Monti di quello romano. Obbligo di presentazione per i medici Francesco Meloni, Federico Arduini e Cristiano Turchetti.

L’INDAGINE – L’attività è stata denominata “Bad Doctor” ed è scaturita dalle indagini condotte tra il febbraio e il novembre 2016 dai militari della stazione carabinieri di Civitavecchia. Gli uomini del luogotenente Giuliano Mangoni, partendo da segnalazioni ricevute da fonti anonime ma soprattutto inizialmente proprio dalla Asl Rm4, in merito a presunte irregolarità commesse da alcuni medici nella produzione di referti, hanno iniziato a scandagliare la situazione. «Dai primi accertamenti eseguiti – ha spiegato il capitano Orlando – è emerso che i certificati in questione erano stati utilizzati per l’avvio di richieste di risarcimento danni nei confronti di compagnie assicurative in relazione a sinistri di vario tipo e pertanto sono stati approfonditi gli accertamenti su oltre 40 pratiche assicurative relative ad incidenti di ogni genere, in cui in vari casi ricorrevano le parti lese, i medici refertanti, i medici legali e gli avvocati che seguivano le pratiche, e in cui erano presenti degli elementi ricorrenti che hanno suscitato l’attenzione degli investigatori». La successiva attività di indagine condotta attraverso varie tecniche investigative ha consentito, grazie al laborioso lavoro dei militari della Stazione di Civitavecchia, di portare alla luce quella che secondo gli inquirenti è una vera e propria associazione a delinquere composta dalle persone destinatarie delle misure cautelari che avevano partecipato alla creazione ad arte di 21 sinistri mai avvenuti, per i quali erano stati richiesti rimborsi, in gran parte erogati, per un totale di circa 500mila euro. Al termine dell’attività di indagine gli inquirenti sono giunti a individuare gli 11 soggetti che avevano costituito, diretto, organizzato e partecipato all’associazione, nonché tutte le altre persone coinvolte in ciascun sinistro e che avevano indebitamente ricevuto parte dei premi assicurativi, rendendo possibile la creazione del falso incidente, per un totale di 77 indagati, a cui sono stati contestati complessivamente 67 capi di imputazione. Le verifiche ed i controlli messi in campo poi dai carabinieri hanno permesso di raccogliere, secondo gli inquirenti, ‘‘gravi e concordanti indizi di colpevolezza’’ a carico delle undici persone finite nella rete dell’Arma, in ordine ai delitti di associazione a delinquere finalizzata ai diversi reati contestati, per fatti avvenuti a Civitavecchia e a Roma tra il 2013 e il 2015, consentendo così all’Autorità Giudiziaria l’emissione del provvedimento cautelare nei confronti degli undici soggetti indagati per il reato associativo che è stato eseguito nella mattinata di ieri.

LA CURIOSITÀ – Nel corso del blitz di ieri mattina, sono stati impiegati oltre 60 carabinieri, nonché le unità cinofile antivaluta, per rintracciare gli indagati ed eseguire le misure cautelari. Conseguentemente è stata sequestrata ulteriore documentazione riguardante sinistri stradali rinvenuta nella disponibilità degli indagati, nonché un gran numero di apparati informatici quali personal computer, Laptop, tablet e supporti di memoria, che saranno sottoposti ad accertamenti. Uno degli indagati, all’arrivo dei militari, ha tentato di disfarsi, lanciandoli dalla finestra della propria abitazione, di un Pc, di alcuni supporti di memoria e di scatoloni contenenti documentazione relativa a vari sinistri, nonché di un rilevante numero di carte di credito. Quanto sopra è stato recuperato e sequestrato dai Carabinieri ed in effetti era inerente anche agli incidenti contestati.

LE DIFESE – Ora la parola spetterà alle difese, che dovranno chiarire le diverse posizioni e rispondere alle contestazioni di fronte al giudice. La prossima settimana sarà quindi decisiva in questo senso. Lunedì mattina sono fissati gli interrogatori di garanzia.

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