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Pd, componente Orlando alla riscossa

Pd, componente Orlando alla riscossa

Boom di iscritti negli ultimi venti minuti: l’asse Mecozzi-Giannini va oltre le previsioni ed è pronto a cercare di mettere in minoranza la vecchia guardia del Partito democratico. Sparisce il dalemismo, il renzismo si assottiglia. Anche Barbaranelli ora strizza l’occhio all’area in cui si colloca anche Zingaretti - VIDEO

CIVITAVECCHIA – C’è di nuovo aria di Guelfi e Ghibellini nel Partito democratico di Civitavecchia, a giudicare dall’esito del tesseramento. Un martedì sera tutto da gustare presso la sede di via Friuli, in occasione della chiusura della campagna di reclutamento dem, in cui è andato in scena uno spettacolo che quasi nessuno si aspettava: negli ultimi venti minuti ben 290 persone hanno rinnovato o chiesto la tessera del Partito democratico. Un numero esagerato, considerato che dall’apertura del tesseramento erano stati staccati solo 350 cedolini. Allo stato attuale il Pd può contare su 640 iscritti, un numero non male in epoca di crisi politica.

Ma cosa c’è dietro il tesseramento? Intanto la fine del dalemismo e un incisivo assottigliamento del renzismo. Nessuna scissione a livello locale, nessuno pensa di lasciare il partito, ma la componente Orlando-Zingaretti a quanto pare fa gola a molti. Il primo a crederci è stato Stefano Giannini, che già nei giorni scorsi ha lanciato un messaggio di adesione alle idee del ministro della Giustizia e del presidente della Regione Lazio, trovando subito ampie convergenze tra coloro che del vecchio corso neppure vogliono sentir parlare. Se Pietro Tidei rimane inchiodato alla politica dell’ex premier Matteo Renzi, lo stesso non può dirsi di Fabrizio Barbaranelli, che a conti fatti preferisce l’area Orlando. Ancora dalla parte di Renzi Rita stella e Valentino Carluccio, spostati sul fronte opposti i sostenitori del Polo democratico di Mirko Mecozzi.

E proprio da qui è arrivata la sorpresa in una tranquilla serata di fine febbraio: a quanto pare le 290 tessere dell’ultima ora sarebbero tutte riconducibili all’asse Giannini-Mecozzi, intenzionato a rimettere la palla al centro in vista del prossimo congresso dem e a stabilire nuovi equilibri. Tidei e Barbaranelli allo stato attuale controllerebbero meno tessere di Giannini e Mecozzi, nonostante il supporto di Stella e Carluccio. Non va dimenticato il peso specifico del vecchio ‘‘fronte del porto’’, tantomeno la posizione della giovane democratica Claudia Feuli, che seppur legata all’area Renzi, in tempi non sospetti ha dichiarato guerra allo zoccolo duro del partito. Cosa accadrà nelle prossime settimane? Difficile da stabilire ora, ma di sicuro la variazione degli equilibri ha già comportato una fibrillazione interna che non lascia prevedere nulla di buono per la parte più conservatrice del Partito democratico. 
Pietro Tidei commenta così il tesseramento: «La candidatura di Orlando farà sì che il congresso non si trasformi un referendum pro o contro Renzi». Fabrizio Barbaranelli invece ribadisce un concetto di appartenenza: «Orlando rappresenta la sinistra storica del partito». Ma la storia la ricordano tutti, quella che ha visto i Giovani Turchi (Fassina, Orlando e Orfini) inginocchiarsi al renzismo per una questione di poltrone, ad eccezione dell’economista Fassina, unico capace di sbattere la porta in faccia all’ex Presidente del Consiglio.

Mirko Mecozzi intanto rivendica il contributo dato, soddisfatto anche Stefano Giannini che già sogna un cambio radicale nel Pd locale. C’è tempo per il congresso, ma la guerra di posizionamento è appena iniziata.

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