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Albergo termale senza futuro

Albergo termale senza futuro

Sono passati quindici anni e gli unici ospiti sono pecore e capre che pascolano tra le rovine di un progetto che doveva rilanciare il turismo. Un quarto di secolo ed il discorso, troncato di netto, non è mai stato ripreso, il centro è caduto nell’oblio così come l’idea di creare una catena di attrattive VIDEO

CIVITAVECCHIA – Sono tante le situazioni lasciate in sospeso negli ultimi anni, di cui si è smesso di parlare o che si finge di non ricordare. Un caso eclatante è quello dell’albergo termale che sorge a pochi passi dall’Aquafelix. 

Un progetto che doveva essere solamente il primo passo per rilanciare un’economia schiava della monocultura Enel. Sono passati quindici anni: il discorso è stato troncato di netto per non essere più ripreso. Quello che resta dell’ambizioso progetto termale è soltanto abbandono e degrado. Gli unici ospiti del complesso sono solo pecore e capre. 

L’inizio dei lavori doveva essere un’iniezione di speranza per il futuro della città che andava a riscoprire le tradizioni storiche di centro termale, doveva essere un nuovo traguardo, o obiettivo che dir si voglia, per rilanciare il turismo legato alle terme ed al termalismo, creando nuova occupazione. Un progetto condiviso da forze politiche, sociali e sindacali del territorio: un nuovo modello di sviluppo per Civitavecchia. Così iniziano i lavori per l’albergo termale della famiglia Mastrofini e procedono a ritmo sostenuto con l’idea di creare una vera e propria catena turistica in grado di connettere migliaia di visitatori e dividerli tra parco acquatico, albergo termale e città. Il centro, infatti, prevedeva spazi per il fitness e per il benessere.

Poi l’improvviso black out, infinito e fatto di un susseguirsi di udienze nelle aule di giustizia, cause penali e civili, tonnellate di carte bollate, fallimenti veri o presunti, rimpalli su rimpalli di responsabilità con interventi delle numerose amministrazioni comunali che si sono passate lo scettro del comando della città sedendosi a Palazzo del Pincio. 

Nulla di fatto, là dove sarebbe dovuto sorgere il tempio del benessere, dove avrebbero dovuto trovare lavoro centinaia di persone ora regna l’abbandono. L’ambizioso progetto di rilanciare il termalismo a Civitavecchia, di spingere il turismo ed incanalarlo in quella direzione, di riuscire a fornire un’occasione in più alle migliaia di turisti che passano per il porto cittadino di fermarsi è caduto nell’oblio.

Sono molte le domande che sorgono quando si ripensa all’enorme potenzialità di questo progetto, soprattutto perché sembrerebbe che tutti i contenziosi di carattere giudiziario siano stati risolti.

Quindi non resta che rivolgersi a chi detiene il potere in città, a chi indossa la fascia tricolore e chiedere: come stanno le cose? C’è ancora possibilità per il progetto? Si potrebbe riprendere grazie a nuovi investitori nonostante i quindici anni passati? 

Sono domande a cui sarebbe importante, se non doveroso, rispondere anche considerando il tasso di disoccupazione che la fa da padrone in città. Sarebbe apprezzabile capire seriamente lo stato delle cose, quantomeno per mettere la parola fine ad uno dei tanti conti in sospeso di una città ridotta allo stremo.

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