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Martedì grasso scuole chiuse: è polemica

Martedì grasso scuole chiuse: è polemica

Malumore tra i genitori costretti a trovare soluzioni per intrattenere i loro figli in un giorno che è lavorativo. C’è chi reclama il ritorno a quelle feste a scuola dove «anche la maestra per un giorno era più simpatica». «Si potrebbero utilizzare i materiali dei progetti realizzati durante l’anno»

TARQUINIA – Scuole elementari e dell’infanzia chiuse per martedì grasso, ultimo giorno di carnevale.

Scoppia il malumore tra i genitori dei piccoli alunni: alcuni perché costretti a far fronte, laddove possibile, a soluzioni alternative alla scuola, per un giorno che per i grandi purtroppo è a tutti gli effetti lavorativo; altri perché, giustamente, reclamano momenti anche goliardici in ambito scolastico, richiamando alla mente quelle feste di una volta – ma neanche troppo lontane -, quando anche la maestra per una manciata di ore vestiva i panni di più scherzosa, e talvolta ‘’umana’’ natura.

La polemica corre sul web e in men che non si dica la coda degli interventi si allunga.

«Ed ora che il carnevale dei piccoli è terminato – scrive una mamma – ed ora che tutto è andato bene perché finalmente dopo qualche annetto di declino il carnevale di Tarquinia è ritornato gioioso per le strade, mi dispiace, ma mi dispiace veramente tanto, che da due anni a questa parte la nostra scuola pubblica lascia a casa i bambini per evitare questa folcloristica festa. Perché non si va più a scuola il martedì grasso?».

«Se il problema sono le castagnole fatte in casa – prosegue la mamma – se il problema è ripulire il padiglione dalle strisce filanti, se il problema è coinvolgere la maestra in uno scambio di ruoli, o una ridetta filastrocca di Rodari….allora che sia svilito anche Halloween. Non mi piace che la scuola imponga di scordarsi il carnevale ma che addobbi con enfasi le aule di fantasmi ragni e zucche».

«Ho bellissimi ricordi di padiglioni pieni di catene fatte di strisce filanti, di musica, di maestre mascherate che ballano e fanno il trenino – aggiunge – di profumo di fritto…ed una spensierata e liberatoria uscita da scuola senza compiti per correre sui carri! Questo è il carnevale che ricordo io…..Forse da più grande, ai tempi del liceo, ho desiderato di poter dormire un’ora in più la mattina del mercoledì per le magnifiche feste in maschera serali…..ma mai, veramente mai, ho desiderato la chiusura della scuola in uno dei giorni più allegri». «Mi dispiace, mi dispiace veramente tanto – ironizza la mamma – ma..è carnevale e ogni scherzo vale».

C’è chi attribuisce la chiusura alla decisione della preside, perché c’erano classi che avevano il rientro e non avrebbero potuto partecipare o vedere i carri. Ma anche qui la questione è mal digerita visto che «bastava anticipare l’uscita a scuola alle 13,10 come del resto era sempre stato fatto». Di sicuro sarebbe stato un disagio minore per i genitori costretti invece a raccomandarsi a nonni e zii, per chi ha la fortuna di averne a disposizione. In fondo anche il carnevale può sempre essere una forma giocosa di attività didattica: «I ragazzi fanno tanti progetti durante l’anno, si potrebbe prendere quei materiali e quegli argomenti e riproporli per il carnevale: quest’anno magari si poteva parlare di inquinamento globale».

Una volta le stesse scuole erano il cuore pulsante della sfilata dei carri, contribuendo al grande successo di partecipanti. Qualche maestra coglie il disagio, si sbilancia e dice: «Proviamoci per gli anni a venire». Un auspicio davvero per molti tarquiniesi. (a.r.)

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