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Il Partito Democratico nelle sabbie mobili

di TONI MORETTI

CERVETERI – Certo è che la rinuncia di Pietro Tidei a partecipare alle primarie per la scelta di un candidato sindaco del Partito Democratico, per quel gruppo, Unidem, che tanto ha lavorato e trasgredito, trasformando il partito in una associazione per  divisioni, tanto che le motivazioni politiche non le trovi manco se te le inventi ma dove al contrario impera l’odio che ha trasformato l’avversario in un nemico giurato, da fare fuori a prescindere, con ogni mezzo, a tutti io costi, solo perché insidia, infastidisce, fa saltare con i suoi metodi ed opere, schemi  antichi e comode accondiscendenze, che si possono trovare nella memoria storica del paese, con interessi e poteri ex-forti che non vogliono considerare la loro condizione di essere ormai alla canna del gas, ha creato uno shock.  Si ha troppo rispetto, e per la persona e per la statura politica di Tidei per azzardare ogni ipotesi per una motivazione diversa da quella che egli stesso ha fornito per la sua rinuncia, ma proprio pe questo, proprio in virtù della considerazione che si ha per la sua persona e per la sua statura politica, quella rinuncia deve far pensare.  
La generosità dell’uomo, il suo auspicare un partito unito in un momento dove l’unità appare necessaria, viste anche le difficoltà create da alcune posizioni all’interno a livello nazionale, potrebbero aver alterato ai suoi occhi la consistenza di quella parte che aveva scelto per cominciare il suo lavoro di ricucitura, la valutazione della parte giusta da interpellare, e quando fa un ultimo, estremo tentativo,  è ormai tardi. Continua allora generosamente, con tutti i mezzi che ha, vista la sua conoscenza del territorio, di togliere le castagne dal fuoco ad Unidem, proponendo in incontri e cene “casuali” a persone e  gruppi anche diversi per provenienza e storia, candidature prestigiose ma forse incompatibili a capo di una coalizione, del tutti contro uno. Ma anche su quel versante, sembra sia ormai tardi. 
Il risultato è che anche il PD si avvia verso una deriva che denuncia  incapacità diffuse e facilmente ascrivibili. Intanto per le primarie, visto che sembra ci sia un’inversione di tendenza nel senso che i candidati non sembrano intenzionati a farle fino in fondo, si sacrificherà alla fine, pur di farle, un giovane rampante riammesso al partito dopo una impennata di orgoglio guidato da una predisposizione naturale ad una saccenteria imperante che lo ha portato fuori? Probabile. In fondo è un figlio di “Famiglia”.

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