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No dell'Anac: Luciani auspica l'intervento del Mit

No dell'Anac: Luciani auspica l'intervento del Mit

Comitato di gestione dell'Adsp: il presidente della Cpc non digerisce il parere negativo dell'Anticorruzione. "Nessun ricorso, bloccherebbe ancora di più questo porto. Ma servono chiarezza e legalità, da applicare a tutti". Preoccupato per il futuro dello scalo. "Di Majo rischia di essere isolato"  VIDEO

CIVITAVECCHIA – Nessun ricorso, allungherebbe ancora di più i tempi a discapito del porto. Ma l’intervento del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, quello sì, lo chiede e lo pretende oggi Enrico Luciani, alla luce della bocciatura dell’Anac alla sua designazione come membro del comitato di gestione dell’Autorità di Sistema Portuale. Ma non per far parte di quell’ente, ma per pretendere quella chiarezza e quella legalità che, a suo dire, non sono stati rispettati con il parere dell’Anticorruzione. 

Eppure, come ribadito più volte dal presidente della Cpc nel corso del suo intervento, la legge riformata è chiara e mira ad un obiettivo importante e cocnreto: quello di sviluppare l’asset portuale, con l’Italia che finalmente può diventare la banchina naturale dell’Europa. Come? Anche andando a formare nuove realtà dove la professionalità e l’esperienza nel campo della logistica marittima e portuale vengano prima di tutto. “Il legislatore è stato chiaro nel decrivere i membri del comitato di gestione – ha spiegato Luciani – giudica fondamentale la comprovata e specifica esperienza nel settore. Tanto che Zingaretti, per la Regione Lazio ha designato non un uomo qualunque o il politico di turno, ma Enrico Luciani, per la sua esperienza e competenza, un uomo di valore con quarant’anni di porto alle spalle”.

Eppure è arrivato il semaforo rosso dell’Anac, per un presunto conflitto di interessi tra la carica di presidente della Cpc e quella di membro del comitato di gestione. Un parere non vincolante, certo, ma autorevole, come ricordato proprio da Luciani “che però non tiene conto della volontà del legislatore che chiede competneza. Una bocciatura che fa male – ha aggiunto – e che mi offende, anche quando non giudica non accettabile un’evetuale astensione”. Ed è per questo che Luciani auspica un intervento del Mit, l’unico che può ristabilire le regole; regole che devono valere per tutti. Si chiede dove sia l’interesse privatistico, ricordando che la Cpc opera “in seconda battuta”, rispondendo alle necessità delle imprese. “Con l’articolo 17 comma 2 – ha sottolineato – siamo “schiavi per legge”. non possiamo dire nulla sul piano numerico ed economico, è tutto definito dall’Authority. E il presidente può soltanto organizzare il lavoro. Altro che interessi privatistici: abbiamo sempre lavorato per l’interesse generale del porto, e questo continueremo a fare”.

Perché la preoccupazione per lo scalo ed il suo sviluppo che potrebbe avere una pericolosa battuta d’arresto c’è ed è tanta. “Di Majo potrebber rimanere solo in una situazione complessa – ha ribadito – dopo 25 anni il porto rischia di tornare indietro, diventando solo lo scalo delle crociere e del ro-ro. E invece l’obiettivo principale è sviluppare il traffico container, arrivare a 200/300 mila teus: ma per fare questo serve soprattutto il completamento della superstrada. Eppure in questi giorni, a partire dal Sindaco, ho sentito solo un silenzio assordante sulla bocciatura del tracciato: senza quei 12 km, che ci collegano al corridoio intermodale 5 per Kiev, siamo morti. E poi le auto; in questo caso sarebbero preziosi anche quegli 11 ettari bloccati per il fallimeto Privilege”.

Per Luciani una cosa è certa: “Non mi siederò più in quel comitato. Certo – ha spiegato – avrei rappresentato la Regione, sarei stato da ponte come di Majo lo è con il Governo, avrei lavorato per l’occupazione ed il rilancio di questo territorio. Perché la portualità non può più aspettare”.

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