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Dehors: ancora dubbi

Dehors: ancora dubbi

Ercolani: "Non sono d’accordo con un regolamento che va ad intervenire sull’aspetto estetico". L’architetto ha spiegato che a Civitavecchia non si può parlare di centro storico perché mancano le valenze individuate dal decreto ministeriale

di FRANCESCO BALDINI

CIVITAVECCHIA – La vicenda Dehors non convince nemmeno i professionisti. Dopo gli operatori del settore, stremati da un’attesa di oltre due anni, interviene anche un architetto, Massimiliano Ercolani. Un punto di vista diverso sull’annosa vicenda del “regolamento dehors” la storia infinita che sta portando allo stremo i commercianti. “Come tecnico e architetto – ha spiegato Ercolani – dovrei essere io a decidere la tipologia ed il colore. Il Comune dovrebbe semplicemente fornire dei limiti dimensionali, non sono d’accordo con un regolamento che va ad intervenire sull’aspetto estetico”.

Sembra che qualche voce sia circolata riguardo alcune idee dell’amministrazione riguardo i dehors. «Se sono tutti uguali – ha aggiunto l’architetto – risulta tutto più piatto, inoltre si parla di utilizzare materiali desueti».

Ercolani poi è entrato nel dettaglio di quello che viene attualmente definito come centro storico della città, sollevando qualche dubbio. «Secondo un decreto ministeriale – ha evidenziato – per parlare di un centro storico ci devono essere delle caratteristiche precise: ci deve essere una valenza storica o artistica. Qui a Civitavecchia sono assenti entrambi e lo dico con dispiacere». Ercolani ha detto che non si può dire che il centro è il centro storico, perché non è corretto.

«È circolata una bozza – ha proseguito – una bozza delle caratteristiche dei dehors, con materiali precisi e colori tenui e mi chiedo perché. Si perde di personalizzazione, se voglio caratterizzare il mio locale non vedo perché non posso farlo, ci sono dei limiti che non riesco a giustificare in questo contesto».

L’architetto ha fatto l’esempio di Roma dove avrebbe un senso omologare tutti i dehors in modo che possano adattarsi all’ambiente, ma qui in città “non abbiamo un centro storico, come faccio a riconoscerlo come tale? È – ha concluso – un equivoco che nasce dal fatto di considerare storico un centro che non lo è”.     

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