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"Marco poteva essere salvato"

"Marco poteva essere salvato"

PROCESSO VANNINI. La perizia medico-legale disposta dal pm Alessandra D'Amore non lascia spazio a dubbi Domani udienza chiave. L'avvocato Gnazi: "Siamo ad un passaggio fondamentale"

di GIULIANA OLZAI

LADISPOLI – Marco Vannini se fosse stato soccorso tempestivamente si sarebbe salvato. Questo in estrema sintesi quanto emerso dalla perizia medico legale disposta dal pubblico ministero Alessandra D’Amore: Marco, ferito da un colpo esploso dalla pistola di Antonio Ciontoli, il padre della sua fidanzata, è morto per shock emorragico. Il suo cuore ha cessato di battere alle ore 3,10 del 18 maggio del 2015 dopo quasi quattro ore dal ferimento avvenuto attorno alle 23,15. Un aspetto fondamentale questo, perché se Marco non si poteva salvare non si sarebbe potuta formulare l’accusa di omicidio volontario per i componentidella famiglia Ciontoli ma soltanto per omissione di soccorso. Ed è  questo l’argomento centrale della settima e decisiva udienza del processo Vannini che si terrà domani in Corte d’Assise a Roma. A sfilare davanti al Collegio giudicante, presidente Anna Argento e giudice a latere, Sandro Di Lorenzo, i consulenti tecnici della Procura, il professor Luigi Cipolloni, che ha effettuato l’autopsia e il professor Carlo Gaudio, intervenuto successivamente essenzialmente per rispondere sulla possibilità di sopravvivenza di Marco; quelli della difesa, il professor Giulio Sacchetti e il professor Francesco Ruggero; e il consulente della parte civile il dottor Ulrico Piaggio. Ma veniamo al dettaglio di quanto scritto nella perizia: «In conclusione si può affermare con riferimento al quesito propostoci dal magistrato in merito alla presumibile efficacia di un soccorso tempestivo, che una immediata e corretta attivazione dei soccorsi avrebbe evitato il decesso del paziente con elevata probabilità». In parole semplici, se la famiglia Ciontoli avesse attivato un soccorso tempestivo e immediato Marco con elevata probabilità oggi sarebbe ancora vivo. I soccorsi, invece, sono stati ostacolati ed in una prima fase “cruciale e determinante” addirittura impediti.  Ma vediamo un altro passaggio sconvolgente:  «Considerati i parametri rilevati a Ladispoli alla luce del fatto che il soggetto avrebbe potuto giungere molto precocemente rispetto al momento della morte presso un dipartimento di emergenza ove era certamente possibile eseguire una toracotomia si deve concludere, alla luce anche della letteratura scientifica in materia, che le probabilità per il Vannini di sopravvivere alla lesione patita sarebbero state certamente assai rilevanti nonostante la indubbia gravità della lesione a livello cardiaco, che comunque, non fu causa diretta della morte del soggetto dovendosi infatti ritenere, come sopra esplicitato, che la morte ebbe a conseguire ad una massiva anemizzazione del paziente attraverso le lesioni cardiache e non ad un diretto danno funzionale del cuore con conseguente alterazione della funzione dello stesso, come dimostrato dal fatto che l’organo continuò a pulsare per circa tre ore dopo la lesione». In sostanza se Marco fosse stato trasportato in tempi rapidi in un pronto soccorso le sue condizioni sarebbero state tali da consentirgli di superare la faseacuta. La lesione al cuore causata dal colpo di arma da fuoco non era immediatamente lesiva. La morte è sopraggiunta dopo una lenta e dolorosa emorragia.

Come è noto la famiglia Ciontoli e Viola Giorgini (imputata per omissione di soccorso) hanno sottaciuto ai soccorritori le cause dell’evento, omettendo fino all’arrivo al PIT di Ladispoli l’esplosione del colpo di pistola.  Marco Infatti secondo quanto riferito dalla Compagnia Carabinieri di Civitavecchia giungeva in ambulanza al PIT alle 00.45.

Un altro aspetto inquietante è che Marco al momento dell’esplosione, verosimilmente seduto nella vasca da bagno, aveva il braccio destro alzato. Quindi il giovane alzò il braccio probabilmente per tentare di proteggersi da un pericolo imminente. Questo si desume da quanto emerso dall’autopsia: «Il proiettile, dopo essere penetrato a livello della lesione rilevata in corrispondenza del braccio destro, ha attraversato i tessuti molli della porzione posteriore del braccio decorrendo posteriormente all’omero; successivamente il proiettile è penetrato all’interno della gabbia costale attraversando i tessuti molli del terzo spazio intercostale di destra; ha quindi proseguito la traiettoria con direzione alto basso, destra sinistra e lievemente indietro-avanti attraversando il lobo superiore del polmone destro sino a perforare la parete laterale destra del pericardio, penetrando quindi nel cuore a livello dell’atrio destro (…) ha attraversato la cavità ventricolare sinistra fuoriuscendo dal cuore (…) ha proseguito la sua corsa fino a raggiungere la parte toracica sinistra ove ha perforato la quinta costa terminando la sua corsa nel contesto dei tessuti molli della parete toracica esterni alla gabbia costale». 

«E’ un passaggio fondamentale l’udienza di domani  – dice l’avvocato Celestino Gnazi, legale di Marina Conte, mamma di Marco – perché chiaramente l’accertamento sulla possibilità che Marco avrebbe avuto di salvarsi nel caso in cui i soccorsi fossero stati tempestivi è fondamentale per la contestazione dei reati. Noi siamo convinti, come hanno già detto i consulenti del pubblico ministero, che Marco si poteva salvare con una elevata probabilità. Una domanda a cui deve essere data una risposta e su cui saranno sentiti i consulenti che fino ad adesso si sono occupati della questione. E’ uno snodo fondamentale del processo».   

 

 

 

 

 

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