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"Marco si poteva salvare solo se operato entro 30 minuti"

"Marco si poteva salvare solo se operato entro 30 minuti"

PROCESSO VANNINI. Gli avvocati Andrea Miroli e Pietro Messina precisano su quanto riferito in udienza dai consulenti della difesa. «Improbabile la sopravvivenza del ragazzo anche se Ciontoli avesse detto subito la verità. Un intervento salvifico avrebbe richiesto non meno di un’ora e mezza»

LADISPOLI – Giungono precisazioni in merito a quanto riferito dai consulenti della difesa durante l’ultima udienza relativa alla morte di Marco Vannini, il ragazzo di Cerveteri raggiunto da un colpo di pistola sparato dall’arma di Antonio Ciontoli durante una serata trascorsa nella villetta di Ladispoli con la famiglia Ciontoli.

“Nell’articolo dedicato all’udienza del 13 marzo 2017 – spiegano gli avvocati Andra Miroli e Pietro Messina -, riferendo in merito alla deposizione dei consulenti della difesa, Professori Giulio Sacchetti e Francesco Ruggiero, sulla possibilità di salvezza del sig. Marco Vannini, viene scritto che “A domanda precisa però i consulenti non se la sono sentita di dire con certezza che Marco non avrebbe avuto la possibilità di salvarsi in caso di tempestivo intervento….Emerge chiaramente che non v’è modo di escludere che Marco si sarebbe potuto salvare se soccorso a regola d’arte. Nemmeno i periti della difesa hanno potuto dire che certamente Marco non avrebbe avuto la possibilità di salvarsi”. Tali affermazioni, così riportate, non corrispondono affatto a quanto riferito e sostenuto su basi scientifiche dai citati consulenti. Verità vuole, infatti, che gli stessi hanno confermato quanto già scritto nei loro elaborati laddove hanno dimostrato che Marco avrebbe potuto essere salvato, solo nell’eventualità che questi fosse arrivato sul tavolo operatorio entro 30 minuti dallo sparo”.

“Al contrario – riferiscono i legali –  hanno analiticamente riscontrato come ciò non sarebbe stato in alcun modo possibile anche se il sig. Ciontoli avesse detto immediatamente la verità. Giova precisare, infatti, che il sig. Ciontoli non aveva alcuna consapevolezza circa la gravità delle lesioni che avevano devastato internamente Marco, essendo, purtroppo, convinto, che la pallottola fosse rimasta all’interno del braccio. Conseguentemente, secondo i consulenti della difesa, se il Ciontoli avesse detto subito ai sanitari di quanto accaduto, il tempo occorrente per un intervento salvifico non avrebbe potuto essere inferiore ad un’ora e mezzo, tempo minimo indispensabile per attivare la macchina dei soccorsi, eseguire gli esami medici necessari all’accertamento delle condizioni di Marco, reperire il personale occorrente, decidere il conseguente complicatissimo atto operatorio”.

“Tale intervallo temporale, secondo i consulenti della difesa – concludono Miroli e Messina – avrebbe reso comunque improbabile la sopravvivenza di Marco, tenuto conto della complessità e della gravità delle lesioni interne”.

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