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''Tarquinia sei il mio partito''

''Tarquinia sei il mio partito''

AMMINISTRATIVE. Il candidato sindaco del Pd Anselmo Ranucci replica a Pietro Serafini e lancia lo slogan in vista del voto. «Non ci sto a scendere nel tritacarne di una campagna elettorale all’ultimo sangue»

TARQUINIA – Niente polemica, ma idee. Anselmo Ranucci, candidato sindaco del Partito democratico, non ci sta a scendere «nel tritacarne di una campagna elettorale all’ultimo sangue».

Lo dice a chiare note, con tono perentorio, in risposta al consigliere comunale di minoranza Pietro Serafini che nei giorni scorsi aveva bocciato l’operato dell’amministrazione comunale con «undici volte zero».

«L’ho detto durante le primarie, lo ribadirò all’infinito, non scenderò nel tritacarne di una campagna elettorale all’ultimo sangue – tuona Ranucci – Quindi le parole di Pietro Serafini non mi smuovono di un centimetro. La realtà è sotto gli occhi di tutti. La loro ambizione sfrenata li ha portati alla frantumazione. Non sono stati capaci di trovare una linea politica comune. L’unica cosa che li ha riavvicinati è stato quel meraviglioso selfie che francamente potevano evitare».

«L’amico Serafini mette le pagelle? Non fa nulla. – risponde Ranucci – Come lui ben sa in politica i voti li possono mettere solo i cittadini. Cosa che faranno tra poco, valutando l’operato di noi amministratori. Valuteranno l’affidabilità dei candidati sindaci, la loro storia politica, il loro percorso, l’onestà e la competenza fin qui dimostrata».

«Certo che i percorsi che hanno portato a già sei candidati non possono considerarsi proprio identici – spiega Ranucci – Mi riconoscerà l’amico professor Pietro che non è uguale scegliere un sindaco nelle segrete stanze, tra un piccolo gruppo di amici e parenti, e, invece, farsi legittimare da quasi 2000 persone. Mi riconoscerà che certe forme di democrazia sono per loro irrealizzabili e conoscendolo non avrà dormito un paio di notti dopo le primarie. Nonostante tutto, lo confermo e lo ripeto all’infinito: Tarquinia ha bisogno di una campagna elettorale fatta di idee e non di aggressioni; di programmi realizzabili e non di libri di sogni; di senso di affidabilità e non di divisioni e fratture insanabili».

«Le primarie hanno segnato la strada – aggiunge il candidato sindaco del Pd – la serietà dei contendenti come farla. L’unità del nostro schieramento è cementata, caro Pietro, dalle persone non dai simboli di partito. Basta pensare che dieci improponibili simboli di partito diano l’idea di unità e non d’isolamento. Abbiamo decine di persone pronte ad impegnarsi per questo progetto, di destra, di sinistra, apolitici, semplici cittadini pronti a condividere un sogno fatto di senso di appartenenza, amore per Tarquinia, passione vera». «‘‘Tarquinia sei il mio partito’’ è il nostro slogan. Quindi consigliere Serafini, non posso, per quanto detto sopra, non augurarle un ‘‘in bocca al lupo”». «Capisco la tua preoccupazione – conclude Ranucci – Sarà dura far cambiare idea ai cittadini che vi vedono spaccati, rissosi e inaffidabili. Ma non posso farci nulla e non saranno undici zero in pagella a farmi desistere o ad amareggiarmi. Continuerò ad impegnarmi come sempre, libero da preoccupazioni e incubi da sconfitta. Chi fa politica per passione non deve avere paura di nulla. Deve accettare serenamente i voti, questi sì legittimi, dei propri concittadini. Se sarò promosso continuerò per loro a lavorare giorni e notte. Se sarò bocciato riconoscerò senza rimpianti il loro insindacabile giudizio». (a.r.)

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