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Tarquinia. Centrale a biogas, i cittadini: ''Ci sentiamo traditi''

Tarquinia. Centrale a biogas, i cittadini: ''Ci sentiamo traditi''

Agricoltori e residenti dell’Olivastro: «Ci chiediamo che cosa ha fatto finora il sindaco Mazzola e cosa farà a tutela del territorio»

TARQUINIA – Non si è fatta attendere la voce dei cittadini dell’Olivastro di Tarquinia e degli agricoltori all’indomani della notizia dell’ok della Via al progetto per una centrale a biogas. «A dispetto di tutte le aspettative dei cittadini, degli agricoltori e degli ambientalisti, – affermano i cittadini in una nota – nel silenzio assoluto delle amministrazioni pubbliche, dopo uno stallo decisionale di tre anni, è stato sentenziato dalla VIA (Valutazione Impatto Ambientale Regione Lazio) il parere positivo alla costruzione di un’industria insalubre di primo grado e cioè di una centrale biogas a Tarquinia. Ma l’assurdo maggiore e senza precedenti è il fatto che sia stata concessa dagli enti preposti (Asl, Arpa, Provincia, Via Reg. Lazio) la costruzione di una centrale così potenzialmente inquinante, a 200 mt ed a confine abitativo di due giovani coppie di ragazzi di Tarquinia neo genitori da pochi mesi. Quindi una centrale biogas a zero metri, da guinnes dei primati mondiali». «Pensate – afferma Gian Piero Baldi, presidente di Bio Ambiente Tarquinia – una centrale che produrrebbe gas (tra cui il metano) fermentando circa 35.000 tonnellate / anno di nettezza organica (Forsu) tramite batteri metanogeni ma soprattutto batteri patogeni per l’uomo (es. Tetano e Botulino). Senza considerare poi l’inquinamento atmosferico da esagerato aumento del traffico veicolare di autotreni carichi di nettezza e carri bombolai dedicati al trasporto e vendita del gas prodotto. Chiaramente il problema della potenziale nocività e pericolosità (esalazioni, prodotti di combustione, incendi, esplosioni, sversamenti di materiale putrescente) di detta industria “autorizzata prepotentemente nel giardino di casa” riguarda non solo l’altra dozzina di abitazioni sparse in un raggio di 500 mt (alcune a 200 mt) ma riguarda anche tutto il comprensorio di Tarquinia e paesi limitrofi». «In questo momento – commentano i residenti – i cittadini della località Olivastro si stanno chiedendo come possa essere lecito e superficiale concedere tali permessi di compatibilità ambientale giocando con la salute umana. Certo è che nessuno degli Enti pubblici preposti suddetti sia mai venuto ad accertarsi della “scarsa antropizzazione” e quindi toccare con mano se fosse possibile far costruire un digestore anaerobico di Forsu sulla schiena di tali famiglie. Ma soprattutto che cosa ha fatto finora e cosa farà il sindaco Mazzola a tutela dei suoi cittadini dopo l’annullamento al Tar della delibera comunale del 2004 che salvaguardava il territorio di Tarquinia dall’insediamento di nuove centrali? La sensazione vigente negli animi desolati dei tarquiniesi è proprio quella di essere stati traditi ed abbandonati e non sarebbe la prima volta. Noi cittadini dell’Olivastro però siamo convinti che in base al principio di precauzione, il Sindaco di Tarquinia, in qualità di prima carica sanitaria locale, mirerà a salvaguardare la salute dei suoi cittadini dicendo per sempre ‘‘no’’ in sede autorizzativa dell’ Aia alla costruzione di questa industria insalubre a Tarquinia». (nella foto il sit-in cittadini di Tarquinia il 15/07/15 alla Regione Lazio (Conferenza dei servizi ufficio VIA).

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