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''Superchi si era rimesso alla scelta dell’assemblea''

''Superchi si era rimesso alla scelta dell’assemblea''

Piccata replica del Partito democratico dopo la decisione del numero uno del Palio di lasciare il partito. Il Pd:«Noi abbiamo detto no al suo ultimatum politico»

di ROMINA MOSCONI

 

ALLUMIERE – «C’è un limite alle bugie». Comincia così la risposta del Pd di Allumiere all’ormai ex democrat Angelo Superchi.

«Respingiamo con forza quanto affermato nel recente articolo dall’ex delegato Superchi, riguardo alla sua immotivata accusa di una nostra presunta preferenza verso il candidato Pasquini – spiegano dal Pd di Allumiere – durante l’assemblea del 13 marzo, e prima ancora nel direttivo di venerdi 10, da entrambi ci è stata palesata la volontà di essere il candidato sindaco per il Pd. Al termine della suddetta assemblea, alla precisa domanda da parte di un iscritto, nonché, membro del Direttivo, riguardo l’azione che avrebbero intrapreso nel caso di una ‘’sconfitta’’ assembleare, entrambi hanno affermato che avrebbero rispettato la scelta dell’assemblea, mettendosi a disposizione del Partito. Promessa smentita dai fatti». Gli esponenti del Pd poi scrivono: «Respingiamo anche l’accusa rivolta al nostro direttivo di aver temporeggiato per coprire una scelta già fatta; l’unico slittamento di data previsto per scegliere le modalità di voto da adottare all’assemblea insieme ai due candidati è stato dal 15 al 23 marzo su richiesta dello stesso Superchi, vista la sua assenza da Allumiere dal 15/03/2017 al 21/03/2017 per un suo viaggio all’estero: in accordo con il suddetto, quindi, abbiamo aspettato il suo ritorno per decidere, dal momento che crediamo fortemente che le regole bisogna deciderle tutti insieme. Ci preme precisare che lo stesso Superchi aveva accettato il principio democratico delle votazione interne, come già programmate nella precedente Assemblea degli iscritti del 13 marzo. Mercoledì 22 marzo il candidato Superchi, ancora lo consideravamo così, ha comunicato al nostro segretario la sua non volontà di partecipare alla votazione, intimando al segretario, al direttivo e all’assemblea di scegliere lui in qualità di candidato e minacciando la creazione di una lista civica a lui collegata e a noi concorrente. A questo ultimatum politico abbiamo detto no, perché in qualsiasi ambito, sia associazionistico, politico o socio culturale, di fronte a due o più persone concorrenti è doveroso ricorrere ad una votazione democratica».

Per il Pd «la carica di sindaco non può essere, semplicemente, un riconoscimento plateale degli anni messi a servizio della collettività né una mera successione meccanicistica, ma dovrebbe essere il frutto di una proposta programmatica condivisa e quindi legittimata dalla volontà dell’assemblea. Fin dall’inizio, come direttivo, abbiamo portato avanti un discorso di sincerità e trasparenza, nel pieno rispetto di tutti i meccanismi democratici interni».

A conclusione della loro risposta il direttivo e la segreteria del Pd scrivono: «Quello che ci rammarica di più è la disperata strumentalizzazione di alcuni “sciacalli e sciacalletti’’ politici nostrani che ormai giocano e sfruttano le persone, pur di raggiungere i loro biechi obiettivi politici.

La politica, per noi giovani del Pd dovrebbe tornare ad essere il luogo del confronto pacifico e rispettoso e non il campo di azione di meschine rivincite personali e rancorose o, ancora peggio, di sterili ambizioni che nulla hanno a che fare con il bene della collettività».

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