Pubblicato il

Ladispoli: l'ombra delle speculazioni sul terzo settore

Ladispoli: l'ombra delle speculazioni sul terzo settore

di FRANCESCO SCIALACQUA

LADISPOLI – Questa notizia potrebbe sembrare un pesce d’aprile, ma non lo è. L’amministrazione comunale starebbe chiedendo alle associazioni di volontariato Animo ed Humanitas di pagare dei debiti mai saldati dai soci dell’area artigianale.
Per comprendere meglio il meccanismo sibillino con cui sta avvenendo questo, bisogna inquadrare il contesto. Per mesi nel dibattito si è portata avanti la questione dell’assegnazione di spazi pubblici alle associazioni che operano nel sociale. Una questione che ha riguardato soprattutto Animo Onlus ed Humanitas, che si occupano dell’assistenza di decine e decine di famiglie in difficoltà a Ladispoli. Queste associazioni, con tutta l’attrezzatura ed il vestiario raccolti con l’iniziativa #nessunosisalvadasolo, erano confinati nel retropalco dell’Auditorium Freccia, nel frattempo divenuto operativo. Per questo motivo le associazioni hanno richiesto uno spazio alternativo idoneo per continuare ad assistere le tante famiglie che fanno riferimento a quel progetto, che consente lo scambio di indumenti e generi di prima necessità per tante famiglie e bambini di Ladispoli. Dopo il braccio di ferro, durante il quale il comune ha sempre sostenuto di non avere strutture a disposizione, l’ente emette un bando individuando una serie di stabili in suo possesso, tra questi uno stabile in via Aldo Moro 38, in zona artigianale, di 665 mq. Uno spazio senza dubbio grande che che presenta un handicap incredibile: la struttura è priva di pavimentazione ed impianti, opere la cui realizzazione è stata richiesta ad Animo ed Humanitas. Le due associazioni hanno trovato questo fatto del completamento dello stabile un impedimento insormontabile: da un preventivo fatto è risultato che per completare la struttura ed arredarla sarebbero necessarie oltre 30.000 euro. Un cifra naturalmente irraggiungibile per le associazioni che operano completamente nel volontariato. L’ostacolo si sta dimostrando talmente arduo che queste starebbero pensando di rinunciare al bando in quanto impossibilitate ad adempiere a quanto richiesto.
Tuttavia le opere, che ora vengono chieste ad Animo ed Humanitas, in realtà sarebbero già dovute essere realizzate. Lo stabile doveva essere ceduto al comune di Ladispoli dalla Centro Servizi Artigiani Srl, società i cui soci sono i proprietari delle aziende costruite nella zona Piane di Vaccina. Il comune avrebbe stipulato intorno al 2007 questo accordo con l’intento di utilizzare questa struttura come uffici. La convenzione recita testualmente all’art.2 comma 2 lettera E: «la consegna gratuita al comune dei locali da destinare ad uffici e servizi pubblici così come individuati dal progetto preliminare allegato, appena ultimati e rifiniti con pavimento flottante, completi di impianti, arredi, secondo la formula chiavi in mano».
Salta subito all’occhio che il manufatto, in virtù della convenzione, doveva essere ceduto ultimato e non come è stato consegnato ora, privo cioè di pavimento, impianti ed arredi.
Con un sopralluogo avvenuto nel febbraio 2014 insieme ai tecnici del comune si è constatata l’assenza degli arredi e degli impianti per i quali è stata stimata una cifra di 49.900 euro che la Centro Servizi Artigiani Srl si è impegnata con una convenzione a pagare in prime 12 rate mensili da 1.665 euro e successive 12 rate da 2.500 euro. In 24 mesi si sarebbero raggiunte le 49.900 euro mancanti per completare lo stabile. Una scadenza che sarebbe ricaduta entro il 2016. In teoria Animo ed Humanitas dovrebbero avere ad oggi uno stabile ultimato e non uno stabile per il quale debbono provvedere come obbligo al completamento. Il pagamento di queste cifre sarebbe inoltre condizione necessaria per il passaggio al comune dell’opera ultimata.
Clamorosamente si viene a scoprire che la Giunta comunale, riunitasi il 30 marzo scorso, ha deciso di cambiare la convenzione tra comune e Centro Artigiani srl spostando al 31/12/2018, tra due anni circa, il termine per il pagamento delle 49.900 euro, che invece sarebbero dovute essere pagate entro il 2016. Una concessione che ha dell’incredibile considerando che questa trattativa è stata fatta facendo leva sulla possibilità di dare queste opere alle associazioni di volontariato. Senza un accordo infatti il comune non avrebbe potuto prendere quelle strutture perché non ultimate. E così, per sbloccare la situazione, gli artigiani avrebbero forzato la mano ottenendo il rinvio di un debito dovuto dal 2007, rateizzato nel 2014 di cui a questo punto emerge che non è stata pagata nemmeno una rata. Cifra che serve a realizzare delle opere che il comune nel frattempo imputa alle associazioni del sociale che dovranno prendere in consegna lo stabile. Nella delibera si indica infatti il cambiamento dell’art. 5 della convenzione che sanciva proprio la rateizzazione. Il nuovo articolo diventa: «5) Il Centro Servizi Artigiani s.r.l., con la sottoscrizione del presente verbale prende atto ed accetta che il pagamento della somma di 49.900,00 per la parte della relativa agli impianti e agli arredi, a suo carico, dovrà effettuarsi entro e non oltre il 31/12/2018».Ci sono diversi aspetti incredibili in questa storia. Il primo: il comune non emette mai un atto di messa in mora per gli accordi disattesi dalla società Centro Servizi Artigiani Srl. Una debolezza messa nero su bianco dal fatto che, di un accordo di rateizzazione, non ne è stata pagata nemmeno una minima rata da 1650 euro. Si potrebbe pensare che la cifra dovuta, 49.900 euro sia comunque ingente da reperire. Ma così non è per la Centro Servizi Artigiani SRL, che risulta essere una società posseduta da 22 soci, che sono i proprietari dei capannoni artigianali della zona. Ripartendo mediamente la cifra di 49.900 euro per i 22 soci si scopre che stiamo parlando di poco più di 2.000 euro a socio. Tra i soci inoltre risultano anche amministratori comunali o parenti affini. 
Si tratta di società note che spendono all’anno solo di pubblicità oltre la cifra dovuta al comune. Perché quindi non si provvede a riscuotere queste quote? Un’operazione che, se fosse stata messa in atto in passato con un’azione coattiva oggi avrebbe portato i suoi frutti. Il capitale sociale della Centro Servizi Artigiani Srl è infatti superiore a quanto dovuto. Quindi sarebbe bastato un decreto ingiuntivo per raccogliere la cifra. La morale della storia è che ora si chiede incredibilmente a Animo Onlus ed Humanitas di realizzare quello che avrebbero dovuto realizzare queste aziende, che approfittano della presa in possesso del locale per farsi rinviare dei debiti mai pagati al comune di cui non si ha nemmeno traccia di azioni di recupero. L’ennesimo affare che i privati fanno con un comune troppo debole. Anche nei piani integrati è emerso chiaramente che le aziende lasciano sempre il pagamento della contropartita alla fine, dopo che hanno capitalizzato tutto il loro vantaggio. Una domanda sorge spontanea: l’amministrazione comunale vuole far pagare il debito contratto dalla Centro Servizi Artigiani Srl ad Animo Onlus ed Humanitas o è in grado di annullare la decisione di giunta presa il 30 marzo scorso, intimando poi il completamento dello stabile o il pagamento immediato delle 49.900 euro dovute da 10 anni al comune di Ladispoli? Immediata la replica indignata di Animo onlus che attraverso la pagina Facebbok ha dichiarato «stavamo iniziando a trovare i soldi necessari per la pavimentazione, l’impianto elettrico, le pennellature e i bagni per questa nuova sede.
La cifra si aggirava intorno ai 30 mila euro preventivi alla mano. Ci avevano convinto dal comune che i soldi non ci fossero per questi lavori e che quindi dovevamo essere noi a trovarli. E lo stavamo facendo nonostante l’affidamento di un solo anno. Oggi scopriamo grazie a questa inchiesta di Terzobinario.it che quei lavori dovevano essere già realizzati da un soggetto privato e che anzi il comune in data 30 marzo 2017 ha prorogato questo impegno. Ci sentiamo traditi e presi in giro sia come volontari sia come cittadini. E non aggiungiamo altro».

ULTIME NEWS