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Fiumara, il porto delle sabbie

Fiumara, il porto delle sabbie

Ancora una volta si ripresenta il tema della manutenzione dei fondali. Sabato scorso l’ennesimo incagliamento alla foce del Tevere, nel mare di Fiumicino. Intervenute le lance della Tecnomar in collaborazione con la Capitaneria

di FEDERICA CENCI

FIUMICINO – E’ avvenuto sabato scorso l’ennesimo episodio di incaglio a Fiumara Grande. Un moderno sloop, barca a vela di 60 piedi, è rimasta bloccata alla foce del Tevere, intorno alle ore nove: la giornata era soleggiata, ma il vento di scirocco e la corrente, con onde di quasi un metro e in aumento, hanno portato l’imbarcazione alla deriva, fino a lambire le scogliere sottovento dal lato di Fiumicino. Pronto l’intervento della società specializzata L’Orca, di Ottavio Franceschinis, che, purtroppo, a causa del fondale troppo basso non ha potuto avvicinarsi al natante per passare i cavi di rimorchio. E’ toccato allora alle lance della Tecnomar – da sempre un punto di riferimento per i salvataggi alla foce del Tevere – intervenire in supporto delle operazioni e consentire il recupero della barca incagliata. 
Anche la Capitaneria di Porto era presente sul posto, con due unità navali – una motovedetta e un gommone – che si sono occupate del soccorso delle vite in mare e hanno coadiuvato le manovre per il salvataggio del mezzo incagliato. Le operazioni sono durate tutta la mattinata e si sono concluse intorno alle 14.30. Un brutto episodio, che si è concluso fortunatamente con un lieto fine, ma che poteva avere conseguenze meno felici. Le cause? Senza dubbio qualche responsabilità di quanto è accaduto è da imputare all’imperizia del comandate, che è passato a Fiumara con marea calante e senza conoscere lo stato del fondale locale. 
All’imboccatura naturale del fiume, infatti, si formano barre di sabbia, in condizioni meteo di onda dal mare, ed è necessaria non poca esperienza nell’arte della navigazione per poterlo attraversare incolumi. Un ruolo non meno decisivo in questa vicenda, però, è giocato dalla Regione Lazio, che è l’ente responsabile del mantenimento delle misure minime di profondità sicure per il libero accesso alle acque del fiume da parte dell’utenza. Il fondale per l’accesso, negli anni è sempre stato tenuto con un canale centrale a 4 metri di profondità, digradante sui lati a 3 metri tra i fari d’ingresso.
Lo stato attuale invece presenta un fondo di 2 metri e 20 al centro e banchi di sabbia a 1 metro tutt’intorno e sono ormai anni che si attendono – e vengono reclamate – le necessarie opere di manutenzione. Perché l’ultimo dragaggio è avvenuto circa 5 anni fa e le spese sono state a carico dei cantieri. Cantieri che si trovano in prima linea, spesso soli, nell’affrontare problematiche come quella di sabato scorso e che continuano a versare i canoni di concessione demaniale senza un ritorno corrispettivo in termini di beni e servizi. E questo non può che rattristare e avvilire un territorio, come quello di Fiumicino, dove la nautica, non solo ha rappresentato per anni un fiore all’occhiello dell’economia locale, ma costituisce, tutt’oggi, una parte della propria identità.

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