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Tarquinia, poliziotto assolto per non aver commesso il fatto

Tarquinia, poliziotto assolto per non aver commesso il fatto

Era stato accusato di favoreggiamento personale nei confronti di indagati nell’ambito dell’operazione '‘Doppio zero’’ e per questo arrestato. Il giudice ha accolto la tesi della difesa. Agente reintegrato in servizio Gli avvocati Pier Salvatore e Francesca Maruccio: «Gli erano state addebitate frasi inesistenti. Siamo riusciti ad abbattere il muro dei sospetti» VIDEO

TARQUINIA – Assolto «per non aver commesso il fatto».

Sono cadute, completamente, le accuse nei confronti di un poliziotto in forza presso il Commissariato di Tarquinia.

Accusato di favoreggiamento personale. L’agente, nel maggio 2016 – nell’ambito dell’operazione ‘‘Doppio zero’’, coordinata dalla Procura di Civitavecchia e condotta dallo stesso Commissariato, che portò a sette arresti per spaccio -, venne accusato di «aver interferito nelle indagini, fornendo suggerimenti agli indagati con l’intento di favorirli», pur essendo lo stesso poliziotto estraneo alla vicenda di spaccio, oggetto d’indagine.

La sentenza. Un’accusa pesantissima, quella di favoreggiamento personale, che portò il poliziotto agli arresti domiciliari, in maniera, ora si scopre, ingiusta stante la sentenza del giudice Giusi Bartolozzi del tribunale di Civitavecchia che, sulla base delle risultanze processuali, ha escluso, senza ombra di dubbio, che l’imputato abbia commesso i reati ascritti. Il giudice ha, infatti, completamente accolto la tesi della difesa. Gli avvocati Pier Salvatore Maruccio e Francesca Maruccio hanno pienamente dimostrato, anche grazie ai supporti tecnologici, che le frasi addebitate al loro assistito in realtà non sono mai state pronunciate, né infatti trascritte (né dal trascrittore della difesa né dal perito nominato dal giudice), non figurando quindi agli atti.

L’errrore. Un errore che richiama alla memoria quanto emerso in questi giorni nell’ambito dell’inchiesta Consip, con le cronache che hanno raccontato di intercettazioni errate e conversazioni riportate in modo distorto nell’ informativa agli atti. Ma andiamo per ordine.

Le contestazioni. I fatti contestati al poliziotto risalgono al 25 marzo 2016 e partono dalla squadra di Pg del Commissariato di Tarquinia all’epoca dei fatti impegnata nell’indagine su un traffico di stupefacenti che aveva, secondo l’accusa, come base di riferimento, una pizzeria di Tarquinia. Da qui la denominazione dell’operazione ‘‘Doppio zero’’. Il poliziotto in questione entra nella pizzeria, già da tempo sottoposta a captazione ambientale, per acquistare la pizza. Nell’attesa della consegna, parla con uno degli indagati, poi arrestati. Secondo l’accusa, il poliziotto nel corso di quella conversazione avrebbe utilizzato frasi a doppio senso, tipo ‘‘a Pasqua non mangiare l’agnello che ti potrebbe fare male’’, per segnalare agli indagati di stare in guardia in quanto controllati. Per fare, cioè, eludere le indagini e consentire quindi una condizione di favore. Il pm, nell’ambito del processo con rito abbreviato, chiede due anni di reclusione nei confronti del poliziotto. Ma le risultanze processuali conducono alla piena assoluzione.

La difesa. I legali difensori del poliziotto, gli avvocati Pier Salvatore e Francesca Maruccio, sono infatti riusciti a dimostrare che il loro assistito non ha mai pronunciato le frasi che gli vengono contestate, tanto è vero che non risultano neanche trascritte negli atti. Secondo aspetto: l’indagine in questione era secretata, pertanto il poliziotto non poteva essere nella condizione di poterne conoscere i particolari, in quanto l’indagine era posta in essere da altro reparto rispetto a quello in cui l’imputato era impiegato.

Gli avvocati. «La sentenza è estremamente chiara, precisa e puntuale – spiegano gli avvocati Pier Salvatore e Francesca Maruccio – e riporta una situazione di equilibrio all’interno di una comunità che meritava di vedere dissolti tutti gli elementi di sospetto e quel pulviscolo di impressioni e di condizionamenti che si sono naturalmente verificati. Oggi il nostro assistito è stato reintegrato in servizio e ricopre lo stesso ruolo e la stessa funzione nell’ambito dello stesso Commissariato di Tarquinia». «Per comprendere la vicenda – spiegano i legali – è giusto partire dal capo di imputazione: si diceva che questa persona conoscesse l’attività in corso addebitata all’operazione ‘‘Doppio zero’’ e per la quale erano in corso attività di intercettazione. Si diceva che avesse agevolato e favorito i soggetti interessati. Si diceva anche che aiutava ad eludere le investigazioni dell’autorità, avvisando con parole. Ebbene, l’indagine è stata interpretata male. Infatti è emerso in maniera specifica che l’attività investigativa era assolutamente secretata e quindi non poteva essere nella conoscenza del soggetto interessato. E che lo stesso non aveva assolutamente pronunciato le frasi che costituivano il fulcro dell’accusa». «Siamo riusciti ad abbattere il muro dei sospetti. – aggiungono gli avvocati Pier Salvatore e Francesca Maruccio – Che poi, si sa, possono dare adito ad una serie di condanne preventive».

L’informatica. «In questa vicenda – spiegano gli avvocati – c’era un interesse di fondo da difendere, che era il corretto svolgimento delle funzioni demandate ad un pubblico ufficiale al quale venivano addebitati dei comportamenti assolutamente negativi. In questo lavoro ci è tornato utile il ricorso all’informatica, oltre al comportamento lineare del nostro assistito. La stessa informatica, che sembrava essere il supporto giustificativo delle accuse, ha fatto venir meno completamente lo stesso supporto. Quello che si riteneva fosse stato detto e poi trascritto, in realtà alla verifica informatica è risultato addirittura inesistente e questo è in qualche modo drammatico».

Serviva maggiore cautela. «Forse – commenta l’avvocato Pier Salvatore Maruccio – questo processo nelle fasi inziali avrebbe meritato una maggiore cautela, una più attenta verifica delle cose e dei fatti. Siamo soddisfatti del nostro lavoro, certo è che tutto quello che si è creato prima crea delle ferite profonde, delle lacerazioni difficilissime da cancellare. Se c’è una nota positiva in questa vicenda è che siamo riusciti a farla evolvere in tempi brevi. E questa evoluzione ha portato ad un chiarimento che un po’ tutti si attendevano. Il nostro assistito è una persona che sta nelle forze dell’ordine da 25 – 30 anni. Abbiamo ricevuto attestazioni di considerazioni e di stima che non possono non far piacere».

Poliziotto reintegrato. «La soddisfazione diventa doppia – spiegano i legali -: è stato reintegrato in servizio, ha avuto la sua soddisfazione riempita completamente in ragione anche del fatto che gli è stato riconosciuto il diritto ad esercitare quello che con correttezza e linearità aveva e ha sempre fatto nella vita. E questo credo sia per un poliziotto il massimo dei traguardi raggiungibili».

Un risultato che era nelle cose. «La sentenza – aggiunge l’avvocato Francesca Maruccio – dà piena soddisfazione ad una posizione difensiva nella quale evidentemente hanno finito per confluire sia la sincerità e la posizione di nettezza da parte di colui che si è ritrovato inevitabilmente prima indagato e poi imputato, sia lo sforzo difensivo che abbiamo dovuto profondere nel cercare di raggiungere un risultato che era nelle cose».

Quelle frasi mai dette. «Ci siamo trovati a dover giustificare un atteggiamento che però era stato individuato come un vero e proprio comportamento – sottolinea l’avvocato Pier Salvatore Maruccio – Che sono due cose diverse: un conto è approcciare una persona e dire ciao come stai, un conto è che a questa persona vengano accreditati disegni ed elaborazioni ben specifiche. Noi siamo riusciti a fornire al giudice un risultato diverso, elementi diversi, rispetto ad aspettative che erano ‘’ inquinate’’ alla base. Si attribuiscono elementi di fondo, frasi dette e pronunciate, laddove queste frasi dette e pronunciate non ci sono».

A questo punto, conclude l’avvocato Pier Salvatore Maruccio: «Quelli che potranno essere o potrebbero essere gli elementi di ulteriore valutazione, li lasciamo a ragioni di opportunità e di tempo; e alla verifica di altre situazioni».

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