Pubblicato il

La storia della Piazza di Pasqua

di CARLO CANNA

CIVITAVECCHIA – “La pizza che se fa a Civitavecchia/ sotto la Pasqua è così combinata:/ zucchero, ova, cannella, cioccolata,/ vino speciale de riserva vecchia;/ ricotta, farina, anice stellata,/ e su base de ‘na ricetta vecchia,/ ojo de semi, burro e poi ‘n’antecchia/ d’arkermes e vaniglia zuccherata./ Da secoli la fanno pasticceri,/ donne de casa e pure li fornari,/ perché sia così bona ‘n’ so misteri./ E quando la magnamo a colazzione,/ pè Pasqua, assieme a li nostri famijari,/ ce s’empie er core dè soddisfazione”. 
Con questi versi, il poeta dialettale Igino Alunni descriveva il dolce civitavecchiese per antonomasia, quello che per tradizione si prepara nel periodo immediatamente antecedente la Pasqua e si consuma fino alla settimana successiva la  ricorrenza. 
In passato, la preparazione di questa specialità dolciaria rappresentava un vero e proprio rituale per le massaie civitavecchiesi impegnate a seguire per un’intera nottata la lievitazione dell’impasto adagiato sul letto e avvolto da pesanti coperte di lana scaldate esternamente con un ferro caldo. 
Si trattava di un vero e proprio “tour de force” come ci ricorda un altro poeta dialettale, Ugo Marzi, attraverso questi versi: 
“Questa è ‘n’ammazzatura, sarvognuno,/ si tanto me dà tanto, ciarimani”; ma ne valeva la pena, quando nell’ora “de la sciorta della Gloria” la pizza veniva servita a tavola accompagnata da coratella (interiora di bovini e ovini) con carciofi, salame e uova sode per la colazione pasquale. 
Tuttora, a Civitavecchia, si continua a preparare la Pizza di Pasqua in casa seguendo l’antica ricetta che nel tempo ha reso questo dolce, dall’inconfondibile aroma speziato di anice e cannella, famoso anche al di fuori dei confini cittadini come si evince da questa testimonianza dello scrittore e critico d’arte romano Mario Verdone (padre del notissimo attore Carlo), datata 1988: “Sulla tavola apparecchiata sono già pronte le tazze fumanti del cioccolato. Inoltre pizze di Civitavecchia – dove prevale il sapore degli anaci – salami di diverse qualità, già tagliati, dominati dalla corallina, e vassoi di uova sode. Tra poco arriverà un altro piatto tradizionale, che è ancora sul fuoco: coratella e carciofi”. 
Recentemente, la Pizza di Pasqua di Civitavecchia, è stata inclusa all’interno del prestigioso catalogo dell’Arca del Gusto di Slow Food, ottenendo così un importante riconoscimento dopo anni di dure battaglie condotte per la valorizzazione di quello che insieme alla zuppa di pesce può essere considerato come il prodotto più rappresentativo nel vasto panorama della tradizione gastronomica della città portuale.  
Riferimenti bibliografici: ‘‘Civitavecchia in punta di forchetta. Quarantadue ricette dalla tradizione popolare’’ (1990) di Carlo De Paolis e ‘‘Breviario di cucina civitavecchiese’’ (1998) di Carlo De Paolis

ULTIME NEWS