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Porto, per lo sviluppo servono certezze

Porto, per lo sviluppo servono certezze

Enrico Luciani (Cpc) torna a ribadire la necessità di dare risposte concrete per non perdere traffici e terreno. "Nei primi tre mesi dell’anno Genova ha movimentato quattro volte e mezzo il numero di container di Civitavecchia. Questo oggi non è più possibile". Il presidente Unindustria Stefano Cenci: "C’è un’azienda di Pomezia che vuole investire nello scalo. Se non viene concessa l’area a breve si sposterà a Livorno"  

CIVITAVECCHIA – Servono certezze. Per non perdere terreno, per non rischiare di arretrare, per non perdere traffici ma anzi intercettarne di nuovi, in vista di una crescita e dello sviluppo non solo dello scalo ma del territorio tutto. Una richiesta che è stata ribadita anche giovedì, nel corso del comitato portuale convocato dal presidente dell’Adsp Francesco Maria di Majo per procedere all’approvazione del bilancio di previsione. 

Da un lato il presidente della Compagnia Portuale Enrico Luciani, dall’altro quello di Unindustria Civitavecchia Stefano Cenci. Entrambi convinti delle potenzialità dello scalo, ma della necessità di non poter più perdere tempo.

«Nei primi tre mesi del 2017 – ha spiegato Luciani – il porto di Genova ha movimentato quattro volte e mezzo i container di Civitavecchia. È vero che il porto ligure ha quattro terminal e che è inserito nel triangolo industriale del nord Italia, però Civitavecchia ha Msc che gestisce il suo terminal, parliamo di uno dei maggiori armatori al mondo, che nel 2016 ha movimentato 15 milioni di container in 16 paesi del mondo, solo 3 milioni in Italia e poco più di 50mila a Civitavecchia, di cui  la metà vuoti, con Roma che ne consuma un milione». Una situazione che, a detta di Luciani, non è più tollerabile e possibile, con il presidente della Cpc che ha ricordato come il prossimo anno sia in scadenza proprio la concessione del terminal «che oggi – ha aggiunto – rappresenta un tappo sul porto, che frena sviluppo e crescita. Occorre lavorare per intercettare i traffici, senza fare concorrenza ad altri scali italiani, ma chiaramente a quelli del nord Europa». Nel corso del comitato portuale Luciani ha poi sottolineato come sia strategico il traffico dell’automotive, ma servono spazi adeguati, e come occorra necessariamente sbloccare la questione legata al completamento della trasversale per Orte. Il presidente della Cpc, giudicato incompatibile dall’Anac per far parte del comitato di gestione, si è tolto un sassolino dalla scarpa, criticando il voto contrario del sindaco Cozzolino al  bilancio di previsione, per via del contenzioso in corso tra Pincio ed Authority sul mancato rispetto dell’accordo del 2015. «Non è forse questo un conflitto di interessi? – si è chiesto – evidentemente Cantone ha sbagliato indirizzo».

È stato poi il presidente di Unindustria Stefano Cenci a parlare del rischio, per il porto, di perdere un importante investimento. «Abbiamo una nostra associata, con sede a Pomezia – ha spiegato – che vorrebbe dislocare una sua attività qui nel porto. Avevamo già avviato contatti con il vecchio presidente Pasqualino Monti, proseguiti oggi con Di Majo. È stata identificata già l’area demaniale all’interno del porto, ma manca l’approvazione della concessione, che spetta al comitato di gestione non ancora insediato. «Il presidente – ha aggiunto Cenci – si è detto pronto, nel caso, a convocare di nuovo un comitato portuale». In particolare si tratta di una delle tre aziende al mondo che producono pannelli in plexiglass per acquari di grandi dimensioni; azienda che ha la necessità di confezionare ed assemblare i vetri in forni a ridosso dei un porto, per poi imbarcarli verso le destinazioni da dove provengono le commesse. «Se la situazione non si sblocca – ha concluso Cenci – l’azienda potrebbe preferire Livorno e sarebbe un peccato, per il porto ed il suo territorio, perdere questa opportunità».

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