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Vertenza territoriale: serve una svolta

Vertenza territoriale: serve una svolta

Primo maggio. La festa del lavoro è una ricorrenza che poggia oggi su un terreno di crisi e di alte percentuali di disoccupazione. I sindacati auspicano un deciso cambio di passo, appellandosi all’unità e ad una necessaria programmazione ad ampio respiro. Manzini (Cgil) e Turchetti (Uil): "Occorre ripartire dalle tante potenzialità che abbiamo". Attig (Ugl): "Una cabina di regia diversa dai tavoli locali"  

CIVITAVECCHIA – Un primo maggio di riflessione, di speranza, di progetti da mettere in cantiere per poter rilanciare il territorio ed uscire dalla crisi. Perché le potenzialità ci sono: ma occorre saperle sfruttare al meglio, cosa che finora è mancata. Ne sono convinti i diversi rappresentanti sindacali, in vista della festa del lavoro. Festa di un lavoro che, in città, continua a rappresentare una piaga. La disoccupazione sfiora percentuali troppo alte per un territorio che, in realtà, di potenzialità ne ha molte. 
«La speranza passa dalla volontà di recuperare le situazioni presenti – ha spiegato il segretario della Cgil Alberto Manzini – occorre ragionare in termini di prospettive, partendo dalle opportunità di questo territorio». Il porto, in modo particolare, ma anche le infrastrutture. «Questo sarà un primo maggio – ha aggiunto Manzini – che parte da un’evidente crisi e da difficoltà palesi. Ma non bisogna fermarsi, pensando a mettere delle toppe, con iniziative sganciate l’una dall’altra. Occorre ripartire dalle opportunità, che sono tante, per dare una vera svolta alla vertenza territoriale. Noi, come Cgil ci siamo. Lo sentiamo come un dovere. Certo, non escludiamo però una possibile mobilitazione generale nel caso in cui non ci si renda conto, tutti, dell’esigenza di agie uniti con un disegno ed un progetto complessivo». Da qui anche la necessità di alzare il livello del tavolo permanente del lavoro alla Regione Lazio, sede naturale per poter affrontare questa discussione, affrontandola sotto i vari aspetti. «Questo territorio – ha concluso – ha tutte le carte in regola e le potenzialità per uscire dalla crisi».
Ne è convito anche il segretario della Uil Giancarlo Turchetti. «Tutti i soggetti, politici, economici e sociali del territorio – ha sottolineato – devono camminare uniti per ottenere i giusti risultati, attraverso un progetto di sviluppo unitario, che punti su due o tre opportunità da sviluppare, come porto, turismo o termalismo, e da portare all’attenzione della Regione e del Mnistero».  Un appello all’unità, quindi, e alla creazione di importanti opportunità di sviluppo. 
«Quello di domani – ha aggiunto Turchetti – sarà indubbiamente un primo maggio triste per i lavoratori. Le conquiste degli anni passati sono messe quotidianamente in discussione, i diritti acquisiti non sembrano interessare, ma i doveri, quelli sì». 
Per il segretario confederale Ugl Fabiana Attig il 1° maggio sembra essere oggi una «veglia al morto. Non si intravedono – ha spiegato – prospettive di rilancio dell’occupazione, perché mancano interlocutori adeguati, in grado anche di battere i pugni in caso di necessità e di programmare. I sindacati sono chiamati oggi ad operazioni di contenimento ed inteventi a tutela dei lavoratori, considerate le tante emergenze. Serve una cabina di regia diversa da quelli che sono i tavoli locali, mancano progetti ad ampio respiro, non si comprendono le linee programmatiche dell’amministrazione comunale e dell’Autorità di sistema portuale. Oggi più che mai – ha concluso – serve un deciso cambio di passo». 

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