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Ladispoli ed il sogno tradito dell'inclusione

di FABIO PAPARELLA

LADISPOLI – «Questo bilancio è il solo frutto di un calcolo matematico. Non c’è nulla in termini di programmazione». Queste parole, pronunciate non senza una certa amarezza, sono quelle con cui l’assessore al Bilancio Eugenio Trani ha presentato al consiglio comunale il bilancio di previsione approvato pochi giorni fa.  «Da assessore ho adempiuto ad un obbligo normativo – ha aggiunto – da cittadino me ne vergogno». Le cifre snocciolate dall’assessore sui tagli apportati al settore del sociale sono impietose. Meno 35 mila euro alle rette di recupero per le persone anziane, meno 61 mila euro al fondo di inserimento lavoratori svantaggiati, meno 218 mila euro alle rette per il ricovero di minori in istituto. Ma lo sfalcio che dà più all’occhio riguarda le risorse destinate ai soggetti diversamente abili. L’assistenza ai disabili subisce una riduzione di 270 mila euro, mentre l’assistenza scolastica ai minori con disabilità perde 181.500 euro rispetto allo scorso esercizio. Emanuela Vicentini, presidente della Onlus Il Piccolo Fiore, ha partecipato insieme ad altri genitori con figli diversamente abili ad una riunione convocata dall’Amministrazione giovedì scorso allo scopo di illustrare una situazione che si prospetta difficilissima, e i possibili rattoppi che si potranno prevedere più avanti. La preoccupazione è palpabile. Fino alla fine dell’anno scolastico l’assistenza a scuola è stata garantita. Sull’anno prossimo, ancora nessuna certezza. I fondi per l’assistenza domiciliare rischiano di non bastare fino all’autunno. «Noi abbiamo casi di disabilità intellettive gravi che hanno solo 4 ore settimanali di assistenza domiciliare – spiega Emanuela – che per casi del genere sono un’indecenza, non coprono nemmeno la giornata lavorativa di un genitore. E già adesso diverse mamme stanno cominciando a risparmiare le ore di assistenza domiciliare in vista dell’estate anche perché sembra che a settembre non ci sarà più assistenza scolastica, a meno che con aggiustamenti di bilancio non si possa ripristinare qualche ora. Questo è assurdo e lede ogni diritto degli studenti con disabilità». Nelle sue parole, non c’è alcun acrimonia nei confronti del comune. «Non entro nel merito delle spese o di quello che si sarebbe potuto fare per evitare questi tagli – chiarisce – come genitori ci stiamo informando soprattutto su cosa si possa fare su questo bilancio. La mia paura è che si possa fare ben poco, anche perché conosco la professionalità dell’assessore Trani e non ho dubbi che abbia fatto il possibile». Il Piccolo Fiore Onlus opera sul territorio insieme a tante altre realtà sopperendo a delle carenze strutturali che non consentono un’inclusione piena, in particolar modo dal punto di vista del percorso scolastico e formativo. Per ovviare a queste problematiche la creazione spontanea di una rete che coinvolge i genitori di bambini e ragazzi da 1 a 18 anni, poi diventata un progetto più stabile e articolato capace di offrire risposte concrete e stimoli ad una crescita culturale nell’affrontare il tema della disabilità. «Siamo oltre trenta famiglie, tutti genitori di ragazzi con disabilità intellettive – racconta Emanuela – ci siamo messi insieme e unendo le forze abbiamo voluto creare una onlus che promuove il diritto alla vita e il diritto ad essere persona. Operiamo, in assenza di sedi e strutture, organizzando laboratori integrati casalinghi, ospitati di volta in volta da una delle famiglie associate, con due o tre bambini e ragazzi disabili in rapporto uno a quattro con bambini normodotati. Si tratta di un lavoro strutturato attraverso immagini e un percorso ben preciso da seguire, ad esempio un laboratorio di cucina, nel quale l’attività vera e propria sia intervallata dal gioco e della merenda insieme. L‘esperienza comune fa sì che i nostri figli, che vivono nel loro mondo, possano interagire il più possibile col mondo esterno e con gli altri bambini, i quali si trovano ad empatizzare e a instaurare una comunicazione nei loro confronti. In tal modo svolgiamo delle attività che spesso vengono offerte da laboratori occupazionali territoriali che qui però non ci sono. Il nostro sogno è che la collettività futura abbia una maggiore sensibilità sulla disabilità e che i nostri ragazzi possano essere sempre più inclusi, anche dal punto di vista occupazionale, nel tessuto sociale.  Non basta soltanto il dopo di noi, c’è un durante che va affrontato tutti i giorni».

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