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Savignani: "Non voglio creare una nuova Hcs"

Savignani: "Non voglio creare una nuova Hcs"

Riunione fiume, a tratti anche accesa, a Palazzo del Pincio sul futuro delle municpalizzate. L'assessore alle partecipate convinto della necessità di un accordo sindacale. L'incontro è stato aggiornato a lunedì quando verrà sottoposta una bozza di intesa sul personale. Turchetti (Uil): "Bisogna prima sciogliere il nodo relativo a quanto effettivamente stabilito dal Tribunale". Spunta una sigla sindacale non convcata, la Confsal-Fesica: "Non siamo stati convocati al tavolo pur essendo firmatari di contratto. Ogni accordo sarebbe nullo" - VIDEO

CIVITAVECCHIA – “Non vorrei creare una nuova Hcs”. Perché se il rischio c’è, anche alla luce della recente decisione del Tribunale di Civitavecchia a seguito dell’asta per il ramo d’azienda, è proprio quello che vorrebbe scongiurare l’assessore alle Partecipate Marco Savignani, che ieri si è riunito in un incontro fiume con i sindacati, terminato in tarda serata ed aggiornato a lunedì pomeriggio. In quell’occasione l’amministrazione comunale proporrà alle parte sociali una bozza di accordo sul personale, sulla base di numeri che verranno meglio precisati proprio in quella riunione.  

“Nella scorsa udienza il giudice – ha spiegato l’assessore – ha preso atto che per Hcs e Città Pulita non vi erano offerte di acquisto del ramo di azienda da parte di terzi; l’unico offerente nell’ambito del concordato è la Civitavecchia Servizi Pubblici ed è ovvio quindi che un eventuale aggiudicatario dei servizi e del ramo d’azienda nono potrà non essere, ad oggi, proprio la NewCo”. 

E Savignani ha poi ribadito come sia comunque fondamentale trovare un accordo con i sindacati, nonostante finora si siano susseguite riunione interlocutorie. L’ultima ancora ieri pomeriggio. “È necessario raggiungere un’intesa – ha aggiunto – l’accordo è il pilastro dell’attestazione che a sua volta è pilastro del concordato e quindi lo strumento che conferma l’impegno a ridurre il costo del lavoro per garantire l’equilibrio economico e finanziario imprescindibile per la nuova società. Ad oggi oltre il 70% dei costi di Hcs è riferito al personale: parliamo di circa 13 milioni all’anno. Non è immaginabile il passaggio dalle vecchie alla nuova azienda con questi costi, anche se sappiamo che le voci di risparmio dovranno essere anche altre, come ad esempio quella sull’affitto degli immobili”. Ma non solo. A detta di Savignani l’accordo con i sindacati è anche un importante elemento del concordato. “E su questo – ha concluso – stiamo condividendo un percorso con le parti sociali”. 

Certo, come ha spiegato il segretario della Uil Giancarlo Turchetti, bisognerà innanzitutto chiarire quello che effettivamente è stato disposto dal Tribunale, in merito proprio al passaggio di personale in Civitavecchia Servizi Pubblici. “Se davvero i lavoratori dovranno transitare in base a quanto stabilito dal codice civile – ha spiegato – allora dovremmo rimandare ogni accordo dopo il passaggio e discutere con la nuova società, anche per non incorrere in possibili denunce da parte dei lavoratori. Se così non fosse invece proseguiamo su questa strada, consapevoli che il tempo stringe. Lunedì intanto vedremo cosa ci verrà sottoposto. Poi ogni cosa, non dimentichiamo, dovrà essere sottoposta ai lavoratori in assemblea; tramite referendum o consultazione simile ci dovranno dire loro se andrà bene o meno”. Di una cosa è certo Turchetti: il risparmio non può passare solo ed esclusivamente dal taglio del costo del personale. Servono servizi nuovi, incrementi in altri termini, per rispondere alle esigenze della nuova azienda ed evitare davvero una nuova Hcs.

Una partita ancora complessa, che non riesce a sbloccarsi. “Ci saremmo aspettati una proposta formalizzata – hanno aggiunto dalla Cisl Paolo Sagarriga Visconti e Diego Bottacchiari – e invece anche questa volta solo chiacchiere. Noi l’accordo vogliamo pure sottoscriverlo, ed abbiamo posto dei paletti, ancora una volta, a partire dal fatto che ci dovrà essere un’accettazione individuale del passaggio e che le tabelle che si erano state proposte, con alcuni lavoratori premiati ed altri penalizzati, vanno assolutamente riviste. Sono inaccettabili e non attuabili. E comunque di livelli e mansioni se ne dovrà occupare la nuova azienda. Come sindacati siamo chiamati a trovare accordi e tutelare tutti i lavoratori: non servono guerre tra organizzazioni sindacali, ma l’unità è il valore aggiunto della trattativa”. 

Attende l’evolversi della situazione anche l’Ugl. “Da una parte – ha infatti spiegato il segretario confederale Fabiana Attig – bisognerà leggere il dispositivo del Giudice. Dall’altro vedremo cosa ci verrà proposto lunedì pomeriggio, su cosa verterà questa bozza di verbale di accordo. Se è ancora su tagli e numeri, difficile che possa essere accolta in qualche modo. Se invece sarà un ragionamento nuovo e più ampio sulla Civitavecchia Servizi Pubblici allora si potrà iniziare a ragione, chiarendo però quelli che saranno i contenuti”. 

Intanto, ci sono sigle sindacali firmatarie di contratti nazionali, che lamentano di non essere neppure state convocate. E’ il caso della Confsal-Fesica, ma non è da escludere che ci siano anche altre sigle non interpellate. 

La Confsal Fesica è tornata, infatti, a chiedere la doverosa convocazione che non ha mai ricevuto. E’ appena il caso di evidenziare come se una sigla sindacale firmataria del contratto di lavoro non viene coinvolta nelle trattative, oltre che configurarsi una fattispecie penalmente rilevante, quell’accordo è destinato a non produrre nessun effetto giuridico perché nullo.

“Effettivamente nonostante le nostre deleghe siano da tempo regolarmente depositate in azienda, e la società non può non sapere che essa stessa applica il “nostro” contratto, non veniamo convocati alle riunioni. – dichiarano i rappresentanti locali della Fesica -. Visto il contenuto del pre-accordo, però, forse non è un male non essere stati mai convocati. Abbiamo dovuto riscontrare una serie di strafalcioni imbarazzanti, errori che neanche il più neofita degli studenti di Diritto del Lavoro avrebbe mai commesso. L’accordo per fortuna non avrà nessun effetto per i nostri iscritti, ma per rispetto della verità, va osservato come il “ragionamento” del datore di lavoro muova da presupposti sbagliati per giungere a conclusioni esorbitanti rispetto all’Ordinamento dello Stato. Si omette completamente, ad esempio, che la crisi societaria è determinata dalla costante riduzione dei ricavi voluta dal committente unico Comune. Su questo punto non si prospetta nessuna soluzione. Dopo tre annii noltre la strada tracciata per la riduzione del costo del lavoro è qualcosa di realmente imbarazzante. Si invoca la deroga di cui al comma 4 bis dell’art. 47 della Legge 428/90 per ridurre arbitrariamente le retribuzioni. L’unico percorso possibile per ridurre le retribuzioni è quello previsto nell’ordinamento, ossia quello di cui all’art. 410 e 411 cpc tramite accordo individuale”.

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