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Ippocrate: manca ancora il concordato

Ippocrate: manca ancora il concordato

NewCo. Impegno non rispettato, ma i servizi sono già stati dati per assegnati. IL GRUPPO CONSILIARE DEL PD PRESENTA UN'INTERROGAZIONE URGENTE

CIVITAVECCHIA – Non finisce di stupire la vicenda HCS che si arricchisce ogni giorno di clamorose novità, purtroppo tutte negative. Così mentre in Comune si discute intorno ad un Piano industriale della new co. che non esiste, come confermato dallo stesso Assessore Savignani, anche in Tribunale il clima si fa sempre più teso. Sindaco ed Assessore, infatti, si erano impegnati a proporre i concordati delle quattro società comunali (HCS, Città Pulita, Argo e Ippocrate) contemporaneamente, in modo di trasferire i rami di azienda nello stesso periodo. Il Giudice del Fallimento ha così proseguito nelle sue attività, “forte” dell’impegno del Comune.

Il Giudice deve essersi indispettito non poco quindi, nelle ultime settimane, quando ha scoperto che – dopo Hcs e Città Pulita – il concordato di Argo era stato appena presentato mentre quello di Ippocrate rimane, ancora oggi, avvolto dal mistero. Insomma dal giugno 2016 al maggio 2017, i liquidatori di Argo ed Ippocrate non sono riusciti a rispettare l’impegno e, in particolare per Ippocrate, non si vede via di uscita. La domanda per la società delle farmacie, infatti, a quanto pare non potrà essere presentata neanche a fine mese e slitterà probabilmente a dopo l’estate, sempre che alla fine venga effettivamente presentata. Intanto però la Sezione Fallimentare – il 19 aprile scorso – ha dato per assegnati alla new co. anche i suoi servizi, facendo riferimento alla dichiarazione dell’amministrazione in cui si sosteneva che tutti i servizi pubblici locali sarebbero passati alla New.Co. Intanto, la Civitavecchia Servizi Pubblici ha aperto una bella sede sul Lungoporto Gramsci (ex biblioteca) dove molti cittadini segnalano la presenza di numerosi dipendenti di HCS che – non senza perplessità – prestano servizi presso la “nuova società” pur essendo ancora dipendenti formalmente della HCS.

In altri termini, sulla carta rischierebbero tutti i giorni il licenziamento per giusta causa risultando di fatto assenti dal proprio posto di lavoro, così come i quattro dipendenti che, pur essendo pagati da HCS, ormai da un paio di anni, svolgono il proprio lavoro – su disposizione di Micchi – all’Ufficio Tributi gestendo pratiche “comunali”. Inutile sottolineare che i contenziosi in materia di lavoro si sprecano, con decine di dipendenti che si sono rivolti già al Giudice del Lavoro per far sanzionare tutte le irregolarità a cui sono costretti. L’aggravio dei costi che si determinerà nei prossimi mesi per HCS (e quindi per il Comune) è allo stato letteralmente incalcolabile. Ma questi saranno gli ultimi dei problemi se il 12 luglio, come appare molto probabile, i creditori preferiranno declinare la proposta della HCS.

Invece di accettare di essere pagati il 4% dei crediti nei prossimi cinque anni, in molti preferiranno, infatti, aspettare 21-22 mesi per cercare di concordare condizioni migliori con la prossima amministrazione: il Comune, come socio unico, sarebbe infatti comunque chiamato a rispondere dei debiti, per i quali l’amministrazione Cozzolino nell’ultimo bilancio di previsione non ha neppure accantonato quanto previsto dalla legge (facendo riferimento alle perdite dal 2011 al 2015), limitandosi ai 2 milioni l’anno per 5 anni previsti dal concordato. Una manovra spericolata (e probabilmente irregolare) che era già stata proposta per il 2015 quando venne stornato l’apposito fondo di copertura delle perdite dal 2010 al 2013 da 14 milioni che era stato istituito dal commissario prefettizio Santoriello, per mettere in sicurezza i conti del Comune rispetto al rischio di fallimento di Hcs.

A quel punto, con il fallimento, tutta la vicenda assumerebbe contorni di interesse non più soltanto per la magistratura contabile, ma anche per quella penale, con la obbligatoria trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica, che già – per altri aspetti gestionali della Hcs – avrebbe avviato delle indagini, così come per il rifiuto della consegna di atti da parte del liquidatore Micchi ai consiglieri comunali. Atti che, guarda caso, erano concernenti anche i contratti di consulenza di Hcs che, insieme ai costi dei liquidatori e a quelli delle procedure di concordato (circa 1,2 milioni) costituiscono nel complesso una cifra molto molto rilevante.

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