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Pd verso l'implosione

Pd verso l'implosione

Aldo De Angelis già capolista rinuncia e sbatte la porta inviando una lettera di fuoco e di discredito ai dirigenti locali e provinciali. Alessandro Gnazi di ‘‘Futuro Democratico’’: «Il sistema che il consigliere ha scoperto era quello di prendere il partito da utilizzare come le  vecchie ‘‘casematte’’ gramsciane a salvaguardia di interessi»

di TONI MORETTI

CERVETERI – Il dramma che si è consumato in viale Manzoni, sede del Pd di Cerveteri è imperniato e riassunto in una lettera che praticamente lo mette definitivamente in mutande. La lettera è vergata dal consigliere Aldo De Angelis che tra l’altro la firma come capo gruppo del gruppo misto, con la quale,  per la prima volta per niente timidamente, si mette lui nella condizione di dare un ceffone, ad un’intera classe dirigente di un partito, che indaffarato come era a fare l’acrobata nel ritrovare un senso  preservando i propri interessi, alla fine quel senso non lo ha trovato ed è stato costretto a gettare giù la maschera.  Parrebbe fuori dalla logica dei sensati comportamenti fare quello che ha fatto Aldo De Angelis, aver cioè creato un pandemonio per entrare nel PD, arrivare ad essere indicato come capolista e alla vigilia della presentazione, sbattere la porta e andare via verso altri lidi con una critica feroce a chi lo aveva appena accolto. Tutto comincia quando dopo circa due anni di permanenza nella maggioranza di Pascucci con il quale si era imbarcato dopo la caduta di Ciogli, facendosi in qualche modo trainare visto il risibile risultato che ha avuto in termini di espressione nominale di consenso, abbandona la maggioranza e si reca va verso quel PD già logorato da una polemica interna , poiché quella parte si era cristallizzata nel Pascucci nemico da abbattere e verso di lui aveva creato una cintura di chiusura che ne impediva ogni possibile forma di dialogo. Il denominatore comune tra questa parte di dirigenza PD e lui era nelle reciproca volontà di rivalsa nei confronti del sindaco. I primi, quelli del PD per i motivi a tutti noti e lui, De Angelis per qualcosa andata di traverso nella pianificazione della sua carriera legata come sempre al concetto del traino. Scrive De Angelis nella sua missiva: «La scelta di abbandonare il circolo locale del PD, scaturisce dal mio dissenso nella gestione locale del partito, sia nei modi che nel merito, e nell’aver constatato la mancanza di rispetto politico ed umano oltre che un confronto trasparente e un sano coinvolgimento nelle scelte politiche e strutturali, non solo con lo scrivente ma, soprattutto, con quella parte di dirigenti, consiglieri e attivisti che lentamente, come altrettanto inesorabilmente, se ne sono andati via e ne sono una riprova la “penuria” di candidature spontanee per la lista PD, oltre ai soliti noti, come il “niet o no” del candidato alle primarie per il Sindaco, Franco Borgna e altri». E poi continua «ciò che ho visto, in questi oltre due anni e mezzo di battaglie durante le quali spesso e volentieri sono stato lasciato solo e ci ho rimesso di salute e tasca mia, è stato il progressivo deteriorarsi in poco tempo del luogo del confronto e delle decisioni, l’ambizione di costruire ricomposizioni e senso di appartenenza, la capacità di governare processi di trasformazione; sostanzialmente ciò che una volta si definiva partito. L’atteggiamento negativo e le offese verificatesi negli ultimi mesi – spiega De Angelis – di alcuni dirigenti e iscritti, con i quali ho condiviso sogni, delusioni e successi in questo “travagliato” periodo di vita di partito mi ha definitivamente convinto che nel Partito Democratico Cerveteri di oggi non c’è più spazio né per me, né per le mie aspirazioni di costruire un partito accogliente e inclusivo. Il risultato, lo dico con dispiacere, è un gruppo dirigente locale arroccato esclusivamente su visioni unilaterali, costruitosi in una logica tutta interna, trasversale e autoreferente che non riesce a rappresentare e, a volte, ne è di ostacolo, la Cerveteri che non si rassegna alla decrescita conservativa. Non sto qui ad elencare, in modo polemico, le critiche che ho continuamente espresso in modo aperto anche all’interno degli organi ufficiali del Pd. Sarebbe inutile ripetersi ma se tra le mie colpe principali vi sono l’aver comunicato la mia non condivisione della presenza di Sergio Marini, padre del candidato Sindaco Juri Marini, nella nascente lista PD Cerveteri per determinate problematiche o il proporre e richiedere trasparenza, con la pubblicazione di eventuali casellari giudiziari e carichi pendenti dei potenziali candidati PD, proprio per dare un immagine “differente” o ancora il voler chiarezza per quanto riguarda i posizionamenti e collegamenti per alternanza di genere ricevendo determinate risposte e tanta “irriconoscenza” per il lavoro fatto … allora il tutto è alquanto “deludente e disarmante”. Ci è voluto un pochino di tempo in più (meglio tardi che mai) e, oggi, ho compreso quegli atteggiamenti e i comportamenti, a me descritti da altri, così anomali e fuori dalle righe, di altri colleghi consiglieri e il rimpianto è quello, sembrerà strano, di lasciare tra i vari detrattori e ‘‘contorsionisti della politica’’ anche persone che stimo e a cui voglio bene come, però, anche quello di non aver capito prima di chi mi circondavo, di aver creduto di poter migliorare le cose e crescere, mettendomi a rischio sotto tanti punti di vista che, solo a pensare ad alcuni dei quali, senza voler scendere nel particolare, provo ribrezzo e spero per voi che il gruppo dirigente del PD a livello locale, capisca che nella continua ricerca di contarsi dentro a gruppi dirigenti autoreferenziali, si corre il rischio di contare sempre meno nella società». 
Alessandro Gnazi, colui che insieme ai dissidenti Ferri e Travaglia ha portato a maturazione ciò che è stato definito il “Patto del Tegolino” che ha sempre sostenuto un apertura di dialogo con l’amministrazione ed ipotizzato per il partito un bene alla cancellazione delle ostilità personali e alla formazione di un ruolo che riqualificasse il partito in un rapporto di continuità politica con un sindaco che oltre tutto nel partito vi era già, non fosse altro di essere consigliere della Città Metropolitana, tanto che convintamente ha allestito una lista, “futuro democratico” che entrerà in coalizione con Pascucci dichiara: «E’ singolare quanto afferma De Angelis. Sembra di essersi trovato nella parte del PD sbagliata. Ha descritto quella parte del partito come  io e gli amici e i compagni di Futuro Democratico la abbiamo sempre raffigurata. Ma forse ciò che è sfuggito a De Angelis, verso il quale esprimo grande solidarietà, e lo ha indotto in errore, è stata quella variabile che maldestramente hanno tentato di camuffare. La loro autoreferenzialità ed ora è ancora più chiaro, li ha portati ad accaparrarsi il partito coi mezzi che egli ben conosce, non già per il suo bene ma per poter essere gli unici interlocutori di un PD che avrebbe un domani messo sul piatto della trattativa politica giammai operazioni e azioni politiche per il bene della città ma azioni di compromesso e di salvaguardia di alcuni interessi. Meglio Tardi che mai. Il sistema che in fondo De Angelis ha scoperto era quello di voler utilizzare il partito come le “casematte” gramsciane ma non certo per il bene comune o di una idea». 
Ci si chiede adesso se qualcuno a Roma è ancora disposto a lasciare il simbolo a costoro.

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