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Centrali a carbone e chiusura di Tvn: si accende il dibattito

Centrali a carbone e chiusura di Tvn: si accende il dibattito

Il Codacons chiede all'amministrazione di prendere posizione alla luce delle recenti dichiarazioni di Enel e di convocare una conferenza aperta ai cittadini. Il M5S interviene a livello nazionale dopo le parole del ministro Calenda 

CIVITAVECCHIA – “Siamo molto preoccupati dalle dichiarazioni di Enel al recente tavolo sull’occupazione del Comune nel quale i rappresentanti della Spa elettrica hanno spiegato chiaramente che Civitavecchia resta fuori dalla scelta del colosso energetico di conversione ad energia rinnovabile, che sarà portato avanti in altri luoghi, mentre l’impianto di Tvn resterà, bruciando ancora carbone, il pilastro che permetterà lo sviluppo delle rinnovabili in altri contesti. Nessun piano di dismissione o riconversione, né a breve, né a lungo termine. Tvn di Civitavecchia, l’impianto più potente e strategico di Enel, brucerà ancora carbone”. Il Codacons interviene per sollecitare l’amministrazione comunale a prendere una posizione sulla vicenda, alla luce del fatto che, al momento, non si vede una chiusura prossima della centrale a carbone. A questo si aggiungono le recenti parole del Ministro Calenda alla Commissione Attività produttive e Ambiente della Camera. 

L’associazione chiede quindi al sindaco di convocare urgentemente una conferenza chiarificatrice aperta ai cittadini, “perché non è accettabile invitare i rappresentanti Enel a un tavolo sul lavoro – ha spiegato il presidente Codacons Lazio Sabrina De Paolis – e non convocarli invece ad un momento di incontro con i cittadini devastati dai tumori ed altre patologie collegate all’inquinamento. Il lavoro è importantissimo, ma ancora di più lo è la salute, e il primo cittadino è il responsabile di quella di tutta la cittadinanza. Alla conferenza, sia il Comune che l’associazione avranno anche modo di informare i cittadini dei contenuti dell’appello del Codacons al Consiglio di Stato avverso la sentenza del Tar per l’annullamento dell’Aia che ricordiamolo – ha aggiunto – autorizza il funzionamento di Tvn fino al 2034, bruciando 900.000 tonnellate in più, per 1.500 ore in più rispetto alla precedente autorizzazione, e con una percentuale di zolfo con emissione di monossido di carbonio fino ad oltre tre volte superiore a quella consentita dal Piano Regionale di Qualità dell’Aria. Oltre che della posizione tenuta in giudizio dal Comune di Civitavecchia: il Sindaco deve spiegare perché non ha presentato appello né si è costituito nell’appello presentato recentemente dal Codacons.  L’associazione si chiede come mai allora si era costituito in primo grado, e come mai aveva nominato un tecnico consulente (pagato coi soldi pubblici) che, a dire dell’assessore Manuedda, avrebbe dovuto contrastare la posizione dell’Enel. Perché se ora il Comune ha deposto le armi – ha concluso il Codacons – non possiamo che trarne la considerazione che la sua costituzione in primo grado era stata fatta non per combattere, ma per salvare la faccia”.

Sulla questione carbone e sulle dichiarazioni del ministro Calenda il quale ha confermato che sarà possibile uscire dal carbone tra il 2025 ed il 2030, è intervenuto, a livello nazionale, il Movimento Cinque Stelle. “Abbiamo realizzato un programma energetico prospettando la chiusura delle centrali a carbone al 2020. Non sono numeri lanciati a caso ma frutto di studi che il ministro dovrebbe conoscere – ha spiegato il deputato Davide Crippa della Commissione Attività produttive – il Ministro, cercando di stigmatizzare la proposta M5S di uscire dal carbone al 2020, ha evidenziato la presenza di costi non recuperabili in caso di “accelerazione” della chiusura degli impianti al 2025. Ma andando a vedere meglio i conti, un recente studio dell’Institute for Energy Economics and Financial Analysis ci dice che con i nuovi limiti di emissione introdotti dal 2021 con il Regolamento LCP BREF, 108 centrali europee sarebbero a rischio chiusura perché troppo costose da mettere in regola. In Italia le centrali “low hanging fruit”, quelle più convenienti da chiudere sarebbero 3, due di Enel e 1 di A2A. Uscire dal carbone al 2030, dati Mise, costerebbe tra i 2,3 e i 2,7 miliardi di euro di più con costi ulteriori (ma non quantificati) al 2025. Già nel 2016 un rapporto dell’Ong europea Heal ci ha detto chiaramente il prezzo pagato in vite umane per avere energia elettrica prodotta da carbone in Europa: 22.300 morti premature in Europa nel 2013 per un costo sanitario tra i 32,4 e i 62,3 miliardi di euro, valore che presenta – ha ricordato il deputato grillino – una variabilità così elevata a causa della difficoltà nell’attribuire un valore economico alla perdita di una vita umana. In Italia la stima conta 1.610 morti, di cui 350 da emissioni prodotte da impianti nazionali e le restanti dovute alle emissioni degli impianti accesi negli altri paesi: il carbone è soprattutto un problema europeo. Il Movimento 5 Stelle, da anni, propone di rinunciare al carbone per produrre elettricità, circa il  13% di quella consumata e il 40% delle emissioni, per sostituirlo principalmente con interventi di efficienza energetica e di produzione di energia da fonti rinnovabili».

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