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Hcs. Necessari gli accordi individuali per derogare all'articolo 2112 sui diritti acquisiti dai lavoratori

Hcs. Necessari gli accordi individuali per derogare all'articolo 2112 sui diritti acquisiti dai lavoratori

Si va consolidando la giurisprudenza in tal senso anche dopo la recente modifica normativa del 2014. I consulenti restii a certificare la regolarità dell'accordo proposto ai rappresentanti sindacali, che a questo punto potrebbero anche rischiare personalmente eventuali rivalse da chi dovesse sentirsi danneggiato

CIVITAVECCHIA – I costosissimi consulenti scelti per “curare” HCS srl non riescono a venire a capo della situazione. Da un anno ormai vanno proponendo un accordo in deroga all’art. 2112 del codice civile, di dubbia legittimità. Ma da oggi i dubbi – già più volte paventati dalla Provincia e da Civonline.it – trovano conferma definitiva nelle prime sentenze sulla famosa “deroga” di cui all’art 47 della Legge 428/90.

La modifica (ossia la possibilità di derogare all’articolo 2112) è recentissima (fine 2014). Ma al Nord, i Tribunali del Lavoro sono piuttosto celeri e iniziano a fioccare le prime Sentenze.

Così il Giudice di Alessandria ha stabilito testualmente: “la deroga all’art. 2112 c.c. consentita dal comma 4 bis b-bis) citato trova applicazione nei termini e con le limitazioni previste dall’accordo medesimo qualora il trasferimento riguardi aziende per le quali vi sia stata la dichiarazione di apertura della procedura di concordato preventivo e può incidere esclusivamente sulle modalità di esecuzione del rapporto di lavoro (mansioni, qualifica, orario lavoro, ecc.), essendo, invece, necessario l’accordo stipulato con il singolo lavoratore ex artt. 410-411 c.p.c. per incidere sui diritti allo stesso assicurati dai commi 1 e 2 dell’art. 2112.”. Il Tribunale di Padova pochi giorni dopo nel confermare, aggiungeva: “in quanto per incidere sui diritti assicurati dai commi 1 e 2 dell’articolo 2112 c.c. è necessario l’accordo stipulato con il singolo lavoratore interessato”.

I quotidiani la Provincia e Civonline.it – consultando i loro esperti giuslavoristi – avevano già anticipato come la interpretazione che i “consulenti” della amministrazione intendevano attribuire alla “deroga” era certamente esorbitante rispetto ai limiti che lo stesso ordinamento impone (su tutti l’art. 2103 del Codice Civile) rispetto alla irrinunciabilità della retribuzione.

Insomma la uniforme giurisprudenza che va consolidandosi, è – una volta tanto – chiarissima: quello che propongono i “consulenti” a 5 stelle non si può fare perché difforme rispetto alla Legge.

Ma che l’accordo che i 5 stelle propongono ossessivamente ai Sindacati sia completamente nullo rischia di diventare l’ultimo dei problemi.

E’ bene ricordare infatti che il sindacato è una associazione non riconosciuta. Un sindacalista che dovesse firmare un accordo assunto in palese violazione di Legge, come confermato anche con tanto di sentenze sull’argomento, compie un atto viziato quantomeno per colpa grave. Non è detto quindi che chi dovesse sentirsi danneggiato, non possa citare in giudizio per il risarcimento del danno proprio il sindacalista che dovesse firmare un accordo come quello che si prospetta. Ed in Tribunale sarebbe dura per il sindacalista dimostrare la sua buona fede, invocando la non conoscenza della legge o della giurisprudenza, cristallina in questo caso.

A questo punto appaiono sempre più chiari i rifiuti dei consulenti a certificare la regolarità dell’accordo. La UGL chiede da mesi all’avv. Calza di certificare la legittimità di quello che propone, firmando lui per primo. Fino adesso Calza si è rifiutato. Curiosi questi consulenti. Preparano l’accordo; si rifiutano di firmare e dichiarare che questo sia regolare, ma pretendono che lo facciano i sindacalisti ed il povero De Leva, che, in tutto questo, appare sempre più spaesato, rimasto bloccato sulla porta della nuova farmacia alla Stazione, unico servizio non assegnatogli dal Giudice, il 19 aprile, per le mancanze dei liquidatori che ancora cercano il concordato di Ippocrate.

Intanto qualcuno si è indispettito davvero e sembra aver chiesto conto al Giudice di quello che sta subendo da anni sul posto di lavoro. Le voci si rincorrono sempre più insistenti in Tribunale. I soliti ben informati parlano di una vicenda da alcuni giorni alla attenzione della magistratura che potrebbe riservare scenari clamorosi con possibile impatto diretto anche sui vertici della amministrazione comunale.

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