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Ladispoli: rianimato da un senza fissa dimora

Ladispoli: rianimato da un senza fissa dimora

Stava camminando sul lungomare e ha avvertito un malore. L’uomo: "Massimo è un senzatetto e mi ha salvato la vita"

LADISPOLI – «Era il 23 aprile, io e la mia compagna con una delle sue figlie stavamo facendo una passeggiata sul lungomare di Ladispoli tra lo stabilimento Il Sogno e Il Tirreno. Ci siamo seduti su una panchina a prendere un po’ di sole ma io ho cominciato subito a sentirmi un po’ strano”. Comincia così una giornata che Roberto Fini difficilmente riuscirà a dimenticare. 
Quella in cui il suo cuore ha smesso di battere per diversi secondi e in cui tutto si era improvvisamente oscurato. A riportarlo indietro l’aiuto che non ti aspetti, l’intervento di uno sconosciuto che casualmente passava per il lungomare Marco Polo e che non ha esitato neanche un secondo a tentare tutto il possibile per salvare una vita. 

«Mi sono seduto in macchina – racconta Roberto – e da lì è iniziata una tremenda agonia, sono stato sempre peggio, ho tentato di aprire il finestrino e ad un certo punto ho iniziato a perdere conoscenza. 
L’ultima cosa che ricordo è la mia compagna che mi dice ‘chiamo l’ambulanza’, dopo il buio.”
“Quando ho riaperto gli occhi – prosegue – ho sentito due voci dietro di me, come se fossero lontane, una era della mia compagna, l’altra di un uomo, che poi ho scoperto chiamarsi Massimo. Mi hanno raccontato che ho perso conoscenza e ho smesso di respirare, la mia compagna mi ha fatto una respirazione bocca a bocca ma non mi sono ripreso, la pupilla non dava segni di vita e non c’era battito. Lei si è messa urlare e tra le varie persone che passavano c’era quest’uomo, Massimo Troiani, che era lì con sua moglie ed è intervenuto subito. Pensavano fossi morto, ma lui aveva fatto un corso di rianimazione anni fa quando ancora lavorava come guardia giurata e ha cominciato a darmi dei colpi sul petto…al secondo colpo la pancia si è rigonfiata e ho ricominciato a respirare».

Dopo aver ripreso conoscenza Roberto è stato assistito dai sanitari del 118, sopraggiunti nel frattempo sul posto, e trasportato d’urgenza all’Aurelia Hospital. Lì la mattina dopo è stato operato d’urgenza, gli è stata applicata un angioplastica e uno stent perché aveva una coronaria chiusa all’80%. E’ seguita una settimana di terapia intensiva prima che potesse essere dimesso. Quando è uscito la prima cosa che ha fatto è stato telefonare a Massimo Troiani, si è informato su chi fosse e su quale fosse la vita di chi aveva salvato la sua.
Massimo ha cinquant’anni ed è un senza fissa dimora. Vive a Ladispoli in un camper con sua moglie, ha lavorato come guardia giurata per un periodo ma poi il contratto è scaduto e non gli è più stato rinnovato. Ha lavorato per imprese di pulizie, ha fatto l’autista e il badante. 
Ma ora fa parte di quell’esercito di disoccupati che fatica enormemente a pensare con speranza al domani. Ha due figli che vivono coi nonni in una casa popolare, ma la madre sta poco bene e ogni settimana Massimo fa la spola tra Ladispoli e l’ospedale.

«Ora – spiega Roberto – ci sentiamo quasi tutti i giorni perchè è soprattutto grazie a Massimo se io sono ancora vivo. E’ importante raccontarlo perché c’erano tante persone, molte passavano e se ne fregavano, invece lui è intervenuto e mi ha salvato la vita». 
Messo a conoscenza dell’accaduto l’assessore alle politiche sociali Roberto Ussia ha voluto incontrare Massimo Troiani: «Proporrò Massimo per un encomio pubblico. Credo che gesti così importanti dal punto di vista dell’impegno morale e civile debbano essere premiati».

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