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Omicidio Vannini, la vicina: "Si sentivano urla strazianti"

Omicidio Vannini, la vicina: "Si sentivano urla strazianti"

 Lo ha detto ieri la donna in aula. Sentito anche il proprietario dello stabilimento presso cui Marco Vannini lavorava. Disposta una perizia collegiale: il14 giugno incarico agli esperti. Il 6 luglio testimonianza di Antonio Ciontoli. L'AVVOCATO GNAZI PONE DEGLI INTERROGATIVI

LADISPOLI – Antonio Ciontoli sarà ascoltato il prossimo 6 luglio, data fissata dalla Corte per l’esame degli imputati del processo sull’omicidio di Marco Vannini. Lo aveva annunciato l’avvocato Miroli nei giorni successivi alla precedente udienza. Non è escluso, inoltre, che anche qualcun altro degli imputati scelga di sottoporsi alle domande del pm D’Amore e degli avvocati di parte civile. Al momento, infatti, l’unico a prendere parte alle udienze ed aver fatto un primo intervento è stato Antonio Ciontoli, sui cui pende al momento il ruolo più grave, di aver esploso il colpo di pistola mortale nei confronti del giovane Marco Vannini.

Nel frattempo, nell’udienza di ieri mattina, l’ottava dall’inizio del processo, è stata sentita Clarissa Paradiso, vicina dei casa dei Ciontoli, che ha ricordato di aver udito quella notte urla strazianti, proprio nei minuti precedenti all’arrivo dell’ambulanza. Ai giudici la giovane ha raccontato di aver visto Federico e Viola camminare spediti in strada, a un centinaio di metri dalla casa dei Ciontoli. Alle sue domande preoccupate, ha dichiarato Clarissa, Viola avrebbe risposto rassicurandola: «Siamo già in cinque». Poi l’arrivo dei sanitari, purtroppo inutile. L’incontro con Federico e Viola sarebbe avvenuto intorno alla mezzanotte, orario indicatico nel quale la ragazza ricorda che stava tornando a casa.

Ad essere sentito è stato anche Massimiliano Montini, teste della parte civile, il quale ha risposto alle domande degli avvocati. Marco Vannini infatti lavorava presso la spiaggia attrezzata il Covo Beach di Ladispoli gestita dallo stesso Montini. Il gestore lo aveva conosciuto dapprima come frequentatore e lo ha apprezzato al punto da volerlo come lavoratore (bagnino). Montini, a domanda dell’avvocato della difesa Celestino Gnazi ha raccontato che Marco il giorno del 17 maggio, vale a dire quello della tragedia, aveva la lavorato allo stabilimento così come il giorno precedente, vale a dire sabato. Marco la domenica avrebbe finito il suo turno intorno alle 19.40 dopo una giornata non troppo impegnativa. A domanda specifica Massimiliano Montini ha detto di ricordare che Marco indossava quella sera una canotta rossa e pantaloncini blu, l’abbigliamento che poi è stato rinvenuto successivamente a casa dei Ciontoli. Oltre ai vestiti Montini ricorda che Marco avesse con sè anche uno zaino e che quella sera gli aveva dato il compenso per i due giorni di lavoro.

Oltre ai testimoni, ad inizio udienza ha preso la parola uno dei due avvocati della difesa, Messina, chiedendo di poter sentire gli operatori Ares (testi cui la parte civile aveva rinunciato) che hanno risposto alle chiamate da casa Ciontoli. Inoltre l’avvocato ha fatto riferimento ad una telefonata in uscita dall’Ares e diretta a casa Ciontoli alle ore 00:13. L’ascolto degli operatori sarebbe finalizzato a conoscere il contenuto di quella chiamata.

L’avvocato Gnazi ha ribattuto sostenendo di non ritenere utile l’approfondimento su quella particolare chiamata, ma ha comunque asserito di non avere nulla in contrario all’ascolto. A seguire è stata fatta ascoltare la prima chiamata al 118, quella che è stata iniziata da Federico Ciontoli e poi da Maria Pezzillo

Tra quella di ieri e l’appuntamento clou del 6 luglio, si attende un’altra udienza importante, quella del 14 giugno nella quale verrà dato l’incarico agli esperti che dovranno eseguire la perizia collegiale ordinata dalla Corte. La decisione di disporre una perizia collegiale è stata motivata dalla presidente con le risultanze in gran parte divergenti delle perizie disposte dal pm con quelle della difesa.

Il trio di esperti, un medico legale, un esperto di interventi di emergenza e un cardiochirurgo, dovranno valutare una serie di elementi già affrontati dai consulenti nelle precedenti fasi del processo. In quell’occasione, la difesa dovrà comunicare chi degli imputati sceglierà finalmente di dare la sua versione degli eventi di quel tragico 17 maggio 2015. Il nodo centrale della vicenda resta il fatto se Marco si sarebbe potuto o no salvare con un intervento tempestivo in ospedale. Una questione che comunque è stata già ampiamente dibattuta nelle udienze passate con i periti del pm D’Amore convinti che un salvataggio era possibile con buona possibilità di successo ed una comuniazione tempestiva.

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