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Annamaria Fioretti: "Mio marito si salvò per miracolo"

Annamaria Fioretti: "Mio marito si salvò per miracolo"

Bombardamenti del 14 maggio 1943. La testimonianza di una civitavecchiese VIDEO1 VIDEO2

CIVITAVECCHIA – Era il 14 maggio 1943. E Civitavecchia subì un terribile attacco. Non fu l’unico bombardamento alleato, ma fu certamente il più devastante, perchè praticamente rase al suolo la città. Interminabili minuti di paura e di morte. In un attimo quasi duemila anni di storia e di cultura furono spazzati via sotto la furia di un improvviso bombardamento. Lo ha voluto ricordare ai microfoni di Trc la signora Anna Maria Fioretti, attraverso la poesia scritta dal marito Annibale, che miracolosamente si salvò. «Annibale studiava da geometra a Roma – ricorda la moglie – alle 14.15 è tornato a Civitavecchia, abitava al Ghetto. È salito in soffitta, si è sdraiato sul lettino. Da lontano ha  iniziato a sentire il rombo dei cacciabombardieri. Ha visto le tegole del tetto che si spostavano. È scappato, è sceso sotto insieme alla signora Fermina: si sono salvati solo in tre, sotto la volta del portone. Ci furono 14 morti. Dopo tre giorni i genitori lo hanno trovato vivi. Dopo qualche giorno scrisse una bellissima poesia». Una poesia ricca di emozioni, per descrivere quei minuti di morte e di devastazione. 
La città oggi, dopo 74 anni, non vuole dimenticare. Domani alle 11 sono in programma le celebrazioni ufficiali del Pincio tra cimitero vecchio, piazza Vittorio Emanuele e via Mazzini. Dalle 15 all’aula Pucci il ricordo del ‘‘fotografo di guerra’’ Armando Blasi a cui, alle 17.30, verrà intitolata parte della trincea ferroviaria. 

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