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Marina: "Un raggio di luce dopo tanto buio"

Marina: "Un raggio di luce dopo tanto buio"

Commenta così la mamma di Marco Vannini la lettera ricevuta dal Papa, letta nel corso della funzione religiosa a due anni dalla scomparsa del figlio

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – «Non mi aspettavo che il Pontefice mi rispondesse personalmente, e questo contatto di familiarità mi ha molto emozionata. Il pensiero di Papa Francesco per me è stato fondamentale. Ho riversato tutto sulla fede e sentire quelle parole  si è riaperto il mio cuore e quello di mio marito. La cosa bella è stata che, la mattina che è arrivata la raccomandata mio marito stava a casa, ha lavorato la notte, e quindi l’abbiamo letta insieme. Ci siamo commossi e abbracciati. E’ stato un piccolo momento di gioia dopo tanto buio». 
Queste le parole di Marina Conte, mamma di Marco Vannini, alla fine della Santa Messa, celebrata in una atmosfera intensa e profonda giovedì pomeriggio nella chiesa della Santissima Trinità, in ricordo dei due anni dalla tragica scomparsa del figlio, nel corso della quale si è letta la lettera che Papa Francesco ha inviato in risposta ad una sua missiva. Una morte che come ricorda lo stesso padre Lorenzo nella sua toccante omelia attende ancora verità, giustizia terrena prima di quella divina. Una morte drammatica dice padre Lorenzo che ha risvegliato il desiderio di comunicazione tra le persone e lo testimoniano le numerose lettere che vengono inviate ai familiari. Nel silenzio che regnava nella chiesa stracolma, una energia lieve si è diffusa nei volti dei presenti,  portando conforto e riempendo quel vuoto straziante presente nei cuori di parenti e amici, quando padre Lorenzo ha cominciato a leggere la lettera del Pontefice. 
«Cara Marina e caro Valerio – ha scritto  sua Santità il 14 aprile scorso –  ho letto la vostra accorata lettera del 19 marzo scorso, con la quale mi avete confidato la grande sofferenza e il senso di smarrimento che state vivendo per la prematura e tragica scomparsa  di vostro figlio Marco. Il vostro grande dolore ha suscitato nel mio animo sentimenti di sincera partecipazione e di sentita vicinanza. Pertanto, voglio assicurare la mia preghiera affinché il signore vi dia la forza di portare questa croce pesante.  
Consapevole di quanto siano inadeguate le umane parole a sollevare cuori tanto provati, desidero inviarvi il dono consolante e tenero di una carezza spirituale. Al tempo stesso vi esorto alla speranza cristiana; con la morte la vita non è tolta ma trasformata. Vostro figlio è ora tra le braccia amorevoli di Gesù e contempla faccia a faccia il volto buono e misericordioso del Padre celeste. 
Come segno di incoraggiamento e di conforto, invio una speciale Benedizione Apostolica a voi e ai vostri familiari, con un particolare pensiero di suffragio per Marco, la cui anima affido alla materna intercessione della Vergine Santa.
Vi chiedo, per favore, di pregare per me e per il mio servizio alla Chiesa».
Non si fa nessuna fatica a notare quanto questo Pontefice riesca, nella sua semplicità, con poche parole quasi a materializzarsi vicino alla gente per confortarla, incoraggiarla e spiritualmente avvolgerla in un abbraccio tanto delicato da sembrare una carezza. E poi, l’umiltà nel chiedere che si preghi per lui come a sottolineare che del sostegno corale tutti abbiamo bisogno.

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