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Campagna elettorale a due velocità

di TONI MORETTI

CERVETERI –  La campagna elettorale rimane ancora ferma nella fase di riscaldamento. Nessuno, fino a questo momento ha fatto un tentativo di fuga con un’ accelerata di quelle che portano un vantaggio che è poi difficile da recuperare. La campagna elettorale di Cerveteri pare come la Merkel vorrebbe l’Europa: a due velocità. Da una parte Il sindaco uscente Pascucci, giovane, brillante, che sabato in piazza Risorgimento  ha fatto una performance da grande politico. Un politico che sa riportare la gente in piazza ed esibirsi in un comizio, cosa desueta, disertata ormai da anni, che infiamma, che fa applaudire e fa gridare bravo, che fa saltare sul carro adibito a palco da una squadra di collaboratori efficienti in quattro e quattro otto, per scambiare col sindaco abbracci, baci, un grande calore umano estraneo alla politica, che si ricordi da anni. Dall’altra parte ben nove contendenti, di cui, a dire il vero, solo uno valutabile nella proposta.  In effetti, il principe Sforza Ruspoli è colui che dà una visione  epica della contesa. Riesce a trasmettere l’immagine di un nobile illuminato che ancorato fortemente alla tradizione vuole trasmettere un forte sentimento di riscatto all’animo dei cittadini, chiamandoli metaforicamente alle ‘‘armi” che per lui sono il: ripristino e rispetto di una legalità che vede compromessa e perduta, giustizia non realizzata e non portata a compimento, futuro dei giovani e del lavoro, ed altro ancora, mettendo la sua faccia, il suo onore ed il suo impegno per guidarli verso la vittoria sul malaffare, sulla malapolitica, sugli intrecci tra gruppi di potere e politica e quindi restituire ai cittadini di Cerveteri la natura aristocratica della città che discende dagli Etruschi e che la sua casata ha scelto come residenza. Tolto questo che va oltre la nota di colore che parrebbe rappresentare ma contiene un contenuto oserei dire ideologico a supporto, gli altri si possono valutare soltanto a “peso”. Il peso delle bandiere che li supportano, il peso delle presenze alle loro manifestazioni, e il peso, a dir poco scadente, dei loro contenuti, delle loro proposte, per ”il bene dei cittadini e della città”. Questo lo hanno detto tutti. Hanno detto cosa fare ma sul come, una cosa sola è stata chiara: cacciare chi c’è. Onestamente direi quindi di lasciare alla caotica comunicazione dei social le accuse di “leccate” di asfalto elettorali o di asili che non si vedono e spostare l’asse della discussione sulla vicenda che davvero ha impantanato la città per oltre quaranta anni: Ostilia Campo di Mare. Lo faremo con una inchiesta che ne riesumerà la storia attraverso i documenti prodotti negli anni, per informare e mettere in grado chi ne ha volontà, di valutare quanto successo e l’operato dei protagonisti del passato, del passato più recente, e del presente.

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