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‘‘Il paese che vorrei’’ interviene sul fermento politico: ''Riportiamo al centro del confronto idee, programmi e progetti''

‘‘Il paese che vorrei’’ interviene sul fermento politico: ''Riportiamo al centro del confronto idee, programmi e progetti''

‘‘Il paese che vorrei’’ interviene sul fermento politico: ''Riportiamo al centro del confronto idee, programmi e progetti''

S. MARINELLA – Il movimento civico ‘‘Il Paese che Vorrei’’, ad un anno dalle elezioni comunali, nota un certo fermento tra le forze politiche e sociali della città, ed invita gli elettori a fare una analisi precisa su coloro che presenteranno la candidatura a sindaco. «Girano voci, si fanno illazioni, si ipotizzano scese in campo – si legge in una nota a firma del direttivo del Movimento – voci inquietanti, perché invece di avere come tema centrale il futuro di questa città allo stremo, senza servizi, senza opportunità e senza un centesimo nelle casse, riguardano unicamente il toto sindaco. Tornano a echeggiare i soliti nomi, che credevamo ormai consegnati alla storia. Nomi di chi avanzerebbe senza vergogna la propria candidatura, contando su un’amnesia collettiva, facendo leva sulle pessime condizioni in cui versa S. Marinella, si torna ad evocare l’ormai logoro miraggio dell’uomo forte che stavolta, miracolosamente, risolverà tutti i nostri problemi. E come cura si propongono le stesse dinamiche che ci hanno condotto a questo degrado. Dall’una e dall’altra parte, ma anche tra le parti, pare siano già partite le campagne acquisti all’insegna del che te serve, ricche di promesse di favori o di scambi ed elargizioni di privilegi. Tra gli affaristi, c’è gran fermento. Il fatto che né coloro che sembrano sponsorizzare i soliti noti, né i loro candidati, abbiano mosso un dito in questi ultimi anni per promuovere un’iniziativa, per appoggiare una proposta o un’azione a beneficio di questo territorio, la dice lunga sui loro reali interessi. Un dimesso fatalismo genera l’idea che non nulla potrà mai cambiare e che le scelte elettorali risulteranno inutili. Così, invece di pretendere programmi convincenti, ci si accontenterà di ripiegare su una fantomatica vittoria di parte, come se mettere un sindaco alla guida della città equivalesse a prendere il biglietto vincente di una lotteria». «Il Paese che Vorrei – continua la nota – crede che vivere la politica sia un’altra cosa. Dalle ultime elezioni abbiamo mantenuto attivo un presidio di proposta per la città. Abbiamo una visione di questo Paese e di ciò che potrebbe essere se solo si smettesse di scommettere sulla forza dei comitati d’affari e si disegnasse il futuro all’insegna del rispetto per il nostro ambiente, lo sviluppo dei servizi, la necessità di nuove opportunità occupazionali. È necessario abbandonare gli schemi consumati e fallimentari dei capi bastone, da qualunque matrice provengano. Riportiamo al centro del confronto idee, programmi e progetti riqualificanti per questa città vincere non ha senso se non vince la collettività». (Gi.Ba.)

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