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Disposta l'autopsia per il romeno ucciso

Disposta l'autopsia per il romeno ucciso

CRONACA. Ancora non è stata decisa la data in quanto si sta procedendo all’identificazione del soggetto. Si terrà stamane l’udienza di convalida del fermo del connazionale e collega di lavoro accusato di omicidio volontario. L’avvocato Davide Capitani, difensore del giovane 20enne: «La volontarietà dell’omicidio è tutta da dimostrare»

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di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – Sarà l’autopsia, disposta dal sostituto procuratore della Procura di Civitavecchia, Delio Spagnolo, della quale non è stata ancora stabilita la data in quanto si sta procedendo prima all’identificazione,  a fornire ulteriori dettagli circa la dinamica omicidiaria e in particolare le modalità e l’ora della morte del trentenne romeno ucciso a bastonate da un suo connazionale e collega di lavoro, di 10 anni più giovane di lui. La vittima è stata rivenuta domenica mattina, all’interno di un capanno in muratura in un’azienda zootecnica di Borgo San Martino, sita all’angolo tra via del Cecio e via dei Casaletti. A fare la tragica scoperta e a dare l’allarme la proprietaria del fondo. Uno scenario a dir poco raccapricciante si è presentato a coloro che hanno rinvenuto l’uomo privo di vita, nel proprio letto, in un lago di sangue, con molteplici ferite sul cranio, il volto e il torace. Un delitto efferato avvenuto, secondo quanto riferito dai Carabinieri, al culmine di una lite per futili motivi legati alla difficile convivenza all’interno dello stesso ambiente. 
In queste ore sembra che lo sforzo delle persone, con dichiarazioni più o meno attendibili e frutto di personali ragionamenti o di sentito dire, sia quello di stabilire chi dei due fosse Caino e chi, invece Abele. Sta di fatto, premesso che la vittima non potrà più dire la sua, l’opinione che prevale da parte di chi ha avuto modo di conoscerli, sia quella che la vittima lavorasse da un paio d’anni nell’azienda, conducendo una vita irreprensibile, fatta di lavoro e giusto riposo. Senza mai dare fastidio a nessuno. Al contrario l’indiziato, entrato in azienda da appena quindici giorni, lo descrivono esuberante e ai limiti dell’arroganza. Sta di fatto che sconcerta come solo quindici giorni di convivenza abbiano potuto creare tra i due un tale contenzioso sfociato in tanta inaudita barbara violenza.
Intanto, alla vigilia dell’udienza di convalida del fermo per il giovane arrestato dai carabinieri con l’accusa di omicidio volontario che si terrà questa mattina, l’avvocato Davide Capitani, legale del giovane, ha voluto precisare alcuni aspetti sulla volontarietà del delitto. «Dall’ammissione delle proprie responsabilità di fronte al magistrato, a cui a poche ore dal fermo ha ricostruito dettagliatamente quanto accaduto – ha spiegato – è emerso che il mio assistito non voleva assolutamente uccidere il suo connazionale. Che lo abbia percosso è vero, lo ha confermato lui stesso, ed è un fatto assolutamente non giustificabile. Ma certo la questione non è nata per futili o banali motivi». Secondo quanto riferito dall’avvocato, infatti, il ragazzo sarebbe stato sottoposto per giorni e giorni a continue ingiurie ed offese, anche rivolte ai propri parenti. Il pestaggio si sarebbe verificato quindi «al culmine di un periodo di pressione, nel corso del quale il ragazzo ha subito senza mai reagire. L’altra sera rientravano da una festa dove probabilmente avevano entrambi bevuto – ha raccontato ancora l’avvocato Capitani – una volta giunti a casa l’ennesima discussione, ancora offese ma stavolta il ragazzo ha reagito e in un momento d’impeto avrebbe afferrato il bastone colpendo più volte il collega più anziano. È esploso, dopo aver sopportato per mesi. Ma ha assicurato che, quando è andato via, l’uomo era ancora vivo, si muoveva e cercava di rialzarsi. La volontarietà dell’omicidio, quindi, è tutta da dimostrare».


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