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Abaco, i dipendenti: "Chiediamo tutele al Sindaco"

LADISPOLI – «Smentisco in modo categorico che gli impiegati della società municipalizzata che si occupa di accertamento e riscossione dei tributi possa andare in mobilità o perdere il lavoro. L’amministrazione si è già attivata per prorogare il servizio fino al 31 dicembre, in attesa dell’indizione della gara di appalto per l’individuazione di un socio privato». Con queste parole il sindaco Grando era intervenuto in merito alle voci sui licenziamenti della Flavia Servizi. Ma ieri a parlare di licenziamenti e richiedere tutela sono stati i lavoratori di Abaco, la società che ha svolto riscossione tributi nel comune. «In merito alle dichiarazioni del Sindaco Grando, il quale ha esposto con fermezza la volontà di prorogare tutti i contratti della Flavia Servizi, al fine di tutelare tutti i posti di lavoro – hanno detto i dipendenti –  vorremmo, come dipendenti Abaco che hanno lavorato la delicata materia dei tributi per conto del Comune di Ladispoli, esporre la nostra situazione di incertezza.
Tale personale, costituito da sei unità, madri e padri di famiglia del nostro territorio, hanno negli ultimi sei anni svolto un’attività importantissima, che ha permesso un notevole incremento del recupero dei tributi pregressi, contribuendo alla generazione di un numero elevatissimo di accertamenti rispetto al passato, che hanno consentito fino ad oggi un’efficace contrasto all’evasione fiscale».
«Ad oggi – hanno continuato i dipendenti –  il nostro futuro lavorativo è a forte rischio, in quanto, i nostri uffici in viale Europa 20 sono stati chiusi.
Non abbiamo notizie in merito al nostro futuro, pertanto chiediamo, a questa amministrazione, di fare in modo che anche noi veniamo tutelati, al fine di salvaguardare il nostro posto di lavoro e di non disperdere le competenze acquisite in questi ultimi sei anni.
Confidiamo pertanto nell’attuale amministrazione che, come ha già dichiarato, ha a cuore la dignità dei lavoratori affinché arrivi ad una conclusione positiva anche nei nostri confronti».

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