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Processo Vannini, gli avvocati Miroli e Messina: "Smentiamo le parole del brigadiere che comunque restano irrilevanti"

Gli avvocati intervengono sulla deposizione del carabiniere: «Le dichiarazioni attribuite ad Amadori sono prive di pregio procedurale e fattuale. Le frasi, ammesso che fossero correttamente citate, e non ci risulta, sono prive di valore non essendo state verbalizzate. La corposa mole probatoria acquisita agli atti del processo, ha dimostrato inoltre, al di la di ogni ragionevole dubbio, che la paternità dello sparo sia ascrivibile al solo signor Antonio Ciontoli"

Gli avvocati intervengono sulla deposizione del carabiniere: «Le dichiarazioni attribuite ad Amadori sono prive di pregio procedurale e fattuale. Le frasi, ammesso che fossero correttamente citate, e non ci risulta, sono prive di valore non essendo state verbalizzate. La corposa mole probatoria acquisita agli atti del processo, ha dimostrato inoltre, al di la di ogni ragionevole dubbio, che la paternità dello sparo sia ascrivibile al solo signor Antonio Ciontoli"

LADISPOLI – A poche ore dalla testimonianza del carabiniere in udienza oggi nell’ambito del processo per la morte di Marco Vannini, intervengono gli avvocati Andrea Miroli e Pietro Messina, legali difensori di Antonio Ciontoli.

Secondo quanto deposto, infatti, il carabiniere avrebbe fatto capire che Antonio Ciontoli presso la caserma dei carabinieri di Ladispoli di fronte al brigadiere Amadori avrebbe interrotto il racconto di quanto accaduto poco prima in casa per non coinvolgere il figlio Federico.

“Quali difensori del signor Antonio Ciontoli – si legge in una nota – siamo a smentire recisamente il contenuto della dichiarazione riferita dal brigadiere Amadori nel corso dell’odierna udienza del 6 luglio, così come riportata dal Vostro giornale. Infatti – continuano i due legali – premesso che attendiamo, per conoscerne con esattezza la portata, la trascrizione del suo esame testimoniale, è importante rappresentare che se anche fossero state da Voi correttamente citate le parole del predetto teste, cosa che, allo stato, non sembra essere, queste sono, ad ogni modo, prive di qualsivoglia pregio, non solo procedurale – dal momento che l’Amadori ha riferito il contenuto di dichiarazioni che non essendo state verbalizzate, non sono state ritenute di alcun valore  – ma anche fattuale, stante che la corposa mole probatoria acquisita agli atti del processo, ha dimostrato, al di la di ogni ragionevole dubbio, che la paternità dello sparo sia ascrivibile al solo signor Antonio Ciontoli”.

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