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Una corona d’alloro in mare per ricordare Andrea Gregori

FIUMICINO – Una giornata in mare per ricordare chi in mare vive e, a volte, muore. Per testimoniare la vicinanza che ogni uomo che affronta il mare – che sia professionista o dilettante, pescatore o diportista, subacqueo o nuotatore – sente verso l’altro, come legati da un filo invisibile, fatto di coraggio e di emozioni, di fatica e responsabilità.
L’occasione è stata la commemorazione di Andrea Gregori, giovane atleta di Triathlon, subacqueo provetto, stroncato da una malformazione al cuore nel luglio di due anni fa. La sua non fu imperizia, ma destino. 
Quello che però ghermisce tanti altri sub che affrontano le discese senza i dovuti accorgimenti, sfidando – e questo è lo sbaglio più grande, il dio Nettuno. Andrea era residente a Marina di Ardea, e quella mattina si trovava col papà per una battuta di pesca in apnea al largo delle secche di Tor Paterno. Era a un chilometro di distanza dalla riva, di fronte alla spiaggia di Capocotta, a una profondità di pochi metri, 4 o 5 non di più. Nulla per chi come lui era abituato a scendere persino a meno 25.
Lo ha soccorso il padre, che lo ha aiutato sott’acqua quando Andrea aveva già perso i sensi, lo ha liberato dai pesi e portato a bordo del piccolo battello e, aiutato da un’altra barca che era nei pressi, ha chiamato la Guardia Costiera. 
Ma per Anfrea non c’è stato nulla da fare.  Poco prima delle 12 il lancio in mare della corona d’alloro, l’applauso, il fischio delle sirene dei natanti che erano intervenuti alla cerimonia, molti amici e scuole di diving, oltre ovviamente alle motovedette della Capitaneria.  Poi il silenzio, quello del mare che tutto avvolge e accarezza, a volte ghermisce.

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