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Botte in casa, paura sul lungomare

Botte in casa, paura sul lungomare

Fiumicino. Notte di violenza alle case popolari. Urla selvagge di una donna affacciata alla finestra: "Aiuto, mi sta ammazzando". Intervengono due Volanti e un’ambulanza, ma lei alla fine non denuncia. Ora partono i controlli sulle assegnazioni

di ANGELO PERFETTI

FIUMICINO – Lungomare della Salute, ore 23 circa. La tranquillità della serata estiva viene rotta da una serie di urla agghiaccianti. “Aiutoooo, vi prego, salvatevi…” E poi rumore di percosse, ancora gemiti, lamenti, altre urla. Lo struscio sul lungomare si ferma, non si sa bene cosa fare. Dai risotranti la gente esce in strada.
Dentro un appartamento al terzo piano del civico 43 si sta consumando qualcosa di brutto. Viene chiamata la polizia, anche da un agente in borghese che immediatamente allerta i colleghi.
Che arrivano poco dopo. Nessuno vuole aprire quella porta, sfondano e fanno irruzione. Bloccano l’uomo ritenuto responsabile dell’aggressione e soccorrono la donna. Sono moglie e marito, giovani, con un figlio nel Paese d’origine. Con loro – dicono i vicini – frequentano la casa almeno un’altra ventina di connazionali del Bangladesh, o comunque di quella parte dell’Asia, non si è capito a quale titolo. Il palazzo al civico 43 è dell’Ater, case un po’ “sgarrupate” per la verità, ma abitate da tanta brava gente. In quell’appartamento però, occupato da almeno un paio d’anni, le litigate sono frequenti, così come – dicono – le botte. La ragazza è dolorante, gli agenti delle due Volanti accorse chiamano l’ambulanza, che arriva verso le 23,30. La situazione è sotto controllo verso la mezzanotte, ma manca il tassello fondamentale: la denuncia. Dopo aver chiesto aiuto al mondo intero la donna fa un passo indietro, non vuole più denunciare, per paura, forse, o per coprire quel viavai che tanto regolare potrebbe non essere. Dice di non essere stata picchiata dall’uomo.
E’ una serata di ordinaria violenza, fermata dall’intervento degli agenti di polizia. Ma non si sa se avrà un seguito processuale, perché si va avanti a querela di parte. E tropo spesso queste denunce non vengono fatte.
Di sicuro ci sarà da capire chi ha affittato quella casa, chi controlla cosa ci viene fatto dentro. E sarà da capire quanti altri “civici 43” esistono sul territorio, con donne schiavizzate o malmenate eppure rigorosamente invisibili.

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