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Pd Cerveteri, sfiduciato il segretario Falconi

Pd Cerveteri, sfiduciato il segretario Falconi

Hanno sottoscritto e inviato al segretario regionale e provinciale un documento nel quale sottolineano la sua incapacità a gestire la linea politica del partito

di TONI MORETTI

CERVETERI –  Diciassette membri del direttivo del circolo locale PD, su trenta, hanno sottoscritto ed inviato a Fabio Melilli, segretario regionale, Rocco Maugliani, segretario provinciale e a Maurizio Falconi, segretario del circolo di Cerveteri, un documento nel quale si sfiducia  lo stesso Falconi. In pratica, questo documento denuncia l’incapacità del segretario nel gestire la linea politica del partito che lo ha portato ad una sconfitta mai registrata nella città. Il documento si chiude chiedendo a Falconi di prendere atto della sfiducia e di converso di ogni conseguenza prevista dalle norme statutarie e regolamentari di riferimento. Si chiude così l’era Falconi che rimarrà negli annali della storia di un partito glorioso mai sceso così in basso.  Si esaurisce così la stagione politica del nulla, non certo indolore per il partito democratico, in quanto la peggiore interpretazione che è riuscito a dare di se stesso. Il tentativo che vi è stato di restaurare vecchi  sistemi, basati su una manipolazione di un’apparente innovazione usata a schermo e ad alibi per continuare, sotto la guida di consumati maestri, nell’arte dell’uso inconsapevole delle persone per utilizzare a proprio piacimento il potere procurato attraverso il coinvolgimento di gente per bene usati come portatori d’acqua. Ma il popolo del PD ha saputo reagire. La voglia di partecipazione ha prevalso e si è incontrata con una parte del partito che ha aderito ad una proposta quasi morotea di riportare al centro delle scelte, delle responsabilità, delle decisioni, loro stessi e non solo i loro voti come tesoretto ben custodito nei forzieri dei soliti capibastone che negli ultimi quarant’anni hanno fatto quello che hanno voluto con trame clientelari diventate inestricabili ma che in questa occasione hanno ceduto. Il popolo del PD ha dimostrato che il partito non si regge più su congressi discutibili, su numeri procurati in maniera discutibile  e rappresentati da gente discutibile per capacità e profili politici e morali. Fortunatamente non si è disperso  ed ha scelto convergendo su una proposta seria, che rendeva la gente protagonista e nello stesso tempo orgogliosa di appartenere a quel PD che si rimette in gioco e sperimenta la politica .Ma questi non avevano il simbolo. Quelli che hanno avuto il privilegio di alzare il glorioso vessillo, avevano  935 tesserati ma hanno raccolto soltanto 884 voti alle elezioni amministrative. Una cosa del genere fa ridere o fa pensare? Di qui la sfiducia a Falconi che non aveva nessuna intenzione di dimettersi, addossando la responsabilità della sconfitta ai “traditori” che hanno totalizzato tre consiglieri di cui uno eletto presidente del consiglio, un secondo assessore e il terzo presidente della commissione permanente alla Sanità e ai servizi sociali. In quanti dei vecchi tromboni lo capiranno e gestiranno in modo opportuno questa nuova fase che nel partito si apre?

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