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Falconi: "La sfiducia una sciocchezza, due già rientrati"

CERVETERI – Che Maurizio Falconi fosse uno specialista nel disarmare gli interlocutori, aiutato da un aspetto tutt’altro che ostile ed una faccia che ti lascia in un dubbio perenne: “Ma c’è o ci fa?”, era ormai assodato, ed anche in questo caso non si smentisce. Riceve un documento che sancisce la sua sfiducia da segretario del circolo territoriale del Partito Democratico di Cerveteri corredato da  diciassette firme di componenti del consiglio direttivo, consiglio formato in tutto da trenta membri. Essendo stato il documento di sfiducia consegnato nelle sue proprie mani nella mattina di martedì, si prevedeva come da prassi, che l’ordine del giorno del consiglio direttivo convocato per la sera mutasse e che si informasse lo stesso della nuova situazione  venutasi a creare e invece? Niente. Come se nulla fosse successo si va avanti e sostenuta la parte da Sergio Marini che ha sfoderato il miglior repertorio della sua arte affabulatoria, si è proceduto con la votazione di alcuni adempimenti relativi all’agognato congresso d’autunno traendo in inganno confusionale due stessi firmatari del documento che erroneamente sono rimasti ed hanno tenuto in piedi il numero legale. Ma Falconi e compagnucci, tra le tante dimenticanze hanno dimenticato anche che il documento di sfiducia era stato trasmesso anche a Fabio Melilli, segretario regionale e a Rocco Maugliani, segretario provinciale, tanto che quest’ultimo si mette in contatto con Falconi, c’è chi lo giura, per chiedergli conto del suo comportamento ed egli, sembrerebbe abbia risposto, tanto che il dubbio del se c’è o ci fa diventa sempre meno amletico, che era tutta una sciocchezza, visto che due dei firmatari erano rientrati della loro decisione.  La minoranza si rimette in moto, rielabora un nuovo documento dove si conferma la sfiducia a Falconi e dove viene richiesta anche la figura del commissario. Ma guarda un po’. Le firme  sono diventate diciotto anziché diciassette, quindi una in più e tra queste sono riconfermate anche quelle dei due che secondo Falconi sarebbero rientrati dalla loro decisione. Bene, ci si rende conto a che livello e con quali mezzucci viene giocata la partita? Spingono a farsi delle domande: Chi c’è dietro? Quali sono gli interessi che li spingono a scendere così in basso? Sono propri? Di altri? O in comune? E in tutto questo cosa c’entra un segretario che ogni volta che si è mosso si è fatto male da solo e che continuerà a farsi male, giura qualcuno, se continua a negare la presentazione dei bilanci di un triennio durante il quale è stato segretario amministrativo che gli sono stati ufficialmente richiesti?

To. Mo.

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