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"Un servizio privatizzato"

"Un servizio privatizzato"

Il meetup a Cinque Stelle Civitavecchia in MoVimento critica la decisione della giunta di deliberare la pubblica utilità della proposta di Engie sull’efficientamento energetico. Gli attivisti contestano metodo e merito, anche per il mancato ricorso alle partecipate, e parlano di strabismo politico

CIVITAVECCHIA – Il meetup a Cinque Stelle Civitavecchia in MoVimento punta il dito contro l’amministrazione comunale all’indomani dell’approvazione della decisione della giunta di deliberare la pubblica utilità della proposta di Engie Spa – tra l’altro azionista di Tirreno Power – utilizzando lo strumento del progetto di finanza previsto dal codice degli appalti.

«In poche parole, si è deciso di privatizzare il servizio – hanno commentato da Civitavecchia in MoVimento – senza una valutazione di pubblica convenienza oltre che politica. Se vi è stata, non sono noti gli spazi di condivisione, gli attori, i metodi e i criteri di tale valutazione». Una decisione che il meetup giudica negativamente nel merito e nel metodo.

«Tale scelta infatti – hanno spiegato – se da un lato va incontro al rispetto per l’ambiente e a quello di rendere energeticamente efficienti gli impianti, dall’altro contravviene il programma elettorale che alla voce società comunali prevede al punto 3 “l’affidamento alla Holding cittadina di ulteriori servizi attualmente appaltati a terzi” che insieme al punto 4 avrebbero potuto aumentare la produttività delle partecipate con garanzia di ridurre quindi il carico contributivo per i cittadini». Una questione tra l’altro già posta all’attenzione degli amministratori lo scorso anno, quando il nome di Engie già circolava a Palazzo del Pincio.

Secondo Civitavecchia in MoVimento questa delibera di giunta, se avallata dal consiglio comunale, «condannerà ancora una volta e per i prossimi 20 anni il cittadino civitavecchiese ad un’altra servitù contrattuale – hanno sottolineato – con la certezza di continuare a subire una pressione contributiva già oggi asfissiante, senza la possibilità di usufruire di strumenti in regime concorrenziale e soprattutto la possibilità di avere competenze interne in grado di gestire le dinamiche del mercato energetico e delle innovazioni tecnologiche impiantistiche. Stranamente nel nostro caso sono stati accorpati i servizi per la pubblica illuminazione, per un valore annuo di circa 250.000 euro (per i quali vige l’obbligo dell’affido al mercato libero) con quelli di gestione, riqualificazione energetica e conduzione degli impianti tecnologici degli edifici del comune (circa 850.000 euro all’anno). Questi ultimi invece sono suscettibili di poter essere gestiti in house, direttamente quindi dagli enti locali attraverso le partecipate. Quello che non convince è la motivazione avanzata dall’assessore Perrone: non abbiamo i due milioni per l’investimento per l’efficientamento energetico. Quindi “l’affare” per i cittadini civitavecchiesi sarebbe: avere 2 milioni subito, in cambio di un canone annuo stimato di 1.3 mln di euro Iva inclusa per i prossimi 20 anni. Nella convenzione non sono inclusi ampliamenti e installazione di nuovi impianti. Il canone annuo invece è soggetto a revisione annuale da parte del privato secondo parametri e fattori a proprio uso e consumo non gestibili da parte del comune. Ribadiamo anche che è scorretto propagandare che i servizi offerti dal privato sono a costo zero per il cittadino in quanto l’investimento attuato dal privato concessionario ritorna attraverso il canone annuale previsto in convenzione che è pagato sempre dal contribuente. Con queste premesse, senza il bisogno di demonizzare lo strumento del progetto di finanza, appare chiara la convenienza di gestire la questione in modo conforme al programma elettorale determinando quindi oltre agli effettivi risparmi energetici anche quelli finanziari per le casse del comune e quindi per il cittadino contribuente».

Il meetup chiede quindi chiarezza ai consiglieri di maggioranza, soprattutto sul rispetto del programma elettorale votato. «L’amministrazione – hanno concluso – mostra uno strabismo politico strategico sulla gestione delle partecipate non rassicurante per le tasche del cittadino. Vorremmo che la politica dei programmi elettorali usa e getta dopo le elezioni fosse solo un ricordo».

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